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Oleshky, gli sfollati raccontano la loro esperienza tra emozioni contrastanti nell’Ucraina libera

In un’atmosfera carica di emozioni contrastanti, il confine tra Ucraina e Bielorussia ha visto l’arrivo di un gruppo di civili che fuggono dall’occupazione russa. Tra di loro, donne e anziani, i sopravvissuti di Oleshky,…

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In un’atmosfera carica di emozioni contrastanti, il confine tra Ucraina e Bielorussia ha visto l’arrivo di un gruppo di civili che fuggono dall’occupazione russa. Tra di loro, donne e anziani, i sopravvissuti di Oleshky, che hanno affrontato un viaggio pericoloso e lungo, passando attraverso la Crimea, la Russia e infine la Bielorussia per raggiungere la libertà. La strada che avrebbero potuto percorrere in soli otto chilometri è diventata inaccessibile a causa di mine e bombardamenti, trasformando il loro viaggio in un’odissea.

Lisa, una giovane di diciannove anni, è arrivata al confine con sua madre e sua sorella, in attesa di riabbracciare il padre, Mikhailo, rimasto indietro a causa della mancanza di fondi. «Pensavo ci saremmo rivisti dopo poche settimane», racconta Lisa, ma sono passati anni. La sua attesa si è trasformata in un’agonia che sembrava non avere fine.

Il viaggio di Mikhailo è iniziato lo scorso venerdì, un lungo percorso che ha richiesto ventiquattro ore per aggirare gli ostacoli mortali. Quando finalmente riabbraccia la sua famiglia, il grido di gioia e dolore di Lisa risuona nel piazzale: «Papà, papà». Attorno a loro, altre famiglie si ricompongono, abbracciandosi in lacrime e sorrisi dopo un’assenza prolungata.

Tuttavia, la gioia di questo ricongiungimento è offuscata dalle terribili esperienze vissute lungo il cammino. «Abbiamo visto i corpi di chi è saltato sulle mine», racconta Alia, testimone di una vita ridotta a quella di rifugiati in una città assediata. A Oleshky, i civili hanno vissuto nell’ombra della paura, con risorse sempre più scarse e droni russi che sorvegliavano ogni movimento.

Tra i ritorni, c’è Bogdan, un soldato in licenza che ha preso sua madre per portarla in salvo. Con un sorriso, racconta le difficoltà affrontate: «Era finita l’insulina». La sua madre, Valentyna, ricorda i giorni di terrore e mancanza, mentre il marito afferma: «Non saremmo sopravvissuti all’inverno». La vita a Oleshky, una volta vibrante, è diventata un inferno, con una popolazione ridotta a quasi duemila persone, tra cui pochi bambini.

Dmytro Lubinets, il difensore civico ucraino, ha osservato il passaggio di evacuati, tra cui il più anziano di novantaquattro anni e il più giovane di appena un anno. Non è ancora chiaro quanti siano stati in grado di tornare in Ucraina e quanti siano rimasti in Russia. La missione di evacuazione è stata resa possibile grazie a un cessate il fuoco temporaneo concordato tra Kiev e Mosca, un’opportunità per chi desiderava fuggire dall’occupazione.

Tra le storie di coloro che sono riusciti a tornare, c’è anche quella di Olga, novantenne che ha scelto di tornare in Ucraina per «morire libera», come raccontato dai paramedici. Ma, nonostante i festeggiamenti, nel cuore di molti c’è la preoccupazione per coloro che non hanno avuto la stessa fortuna. «Temo che non sopravvivranno», confida Lisa, mentre il desiderio di un futuro migliore si mescola con il timore per le ritorsioni russe. Con l’inverno alle porte, Mikhailo guarda il cielo e si preoccupa: «Ci faranno male più che potranno».