Un post provocatorio su Facebook ha sollevato un acceso dibattito in Italia. Il magistrato Alessandro Di Cicco, attualmente in servizio presso la Procura di Roma, ha commentato la decisione della premier Giorgia Meloni di non firmare un decreto che prevedeva l’aumento degli stipendi per i magistrati. «La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia», ha scritto Di Cicco, scatenando reazioni tra i professionisti del settore.
La questione è emersa dopo che Meloni ha dichiarato di non potere, per motivi di coscienza, destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti salariali dei magistrati. La premier ha sottolineato che tale somma è dieci volte maggiore rispetto a quanto necessario per affrontare le problematiche legate all’autotrasporto e alla consegna delle merci nel Paese.
Il Consiglio di Stato ha stabilito che gli adeguamenti salariali per i magistrati non sono stati calcolati correttamente, il che comporterebbe un risarcimento da parte del governo di circa 970 milioni di euro per gli 11 mila magistrati italiani. Nonostante ciò, Meloni ha affermato che, se necessario, il Consiglio di Stato potrebbe nominare un commissario per gestire la situazione, lasciando intendere che ogni autorità dovrà assumersi le proprie responsabilità.
La risposta della magistratura non si è fatta attendere. Gli esponenti del settore hanno ribadito che gli adeguamenti salariali sono previsti dalla legge e non rappresentano un aumento arbitrario. La giunta esecutiva centrale dell’Anm ha chiarito che le somme discusse sono differenze retributive non corrisposte negli anni e non un regalo da parte del governo.
Stefano Celli, vice segretario dell’Anm, ha inoltre affermato che, se ci saranno margini, il sindacato dei magistrati potrebbe presentare un ricorso per tutelare i propri diritti, che sono in linea con quelli di tutti i cittadini. La controversia, ora riaccesa dal post di Di Cicco, evidenzia le tensioni tra governo e magistratura in un momento di difficoltà economica per il Paese.



