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Lavrov partecipa al G20 di Atlanta, assente la foto di gruppo per protesta europea; Kiev intensifica attacchi alle raffinerie.

KIEV – Durante il G20 degli Esteri ad Atlanta, Sergey Lavrov, il ministro degli Esteri russo, si presenta in jeans, ma la sua presenza non riesce a dipingere un quadro di normalizzazione. Diversi ministri…

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KIEV – Durante il G20 degli Esteri ad Atlanta, Sergey Lavrov, il ministro degli Esteri russo, si presenta in jeans, ma la sua presenza non riesce a dipingere un quadro di normalizzazione. Diversi ministri europei, infatti, rifiutano di posare per una foto accanto a lui, portando il segretario di Stato statunitense Marco Rubio a cancellare il tradizionale scatto di gruppo, pur mantenendo l’invito per Lavrov. Mentre il vertice si svolge, la guerra continua in Ucraina, con Mosca che riprende a bombardare Kiev e la stazione di Dnipro, mentre Washington invita alla moderazione tra gli alleati, cercando di riavviare i negoziati con il Cremlino.

È l’intera foto a saltare per evitare una potenziale esclusione europea, come sottolinea il ministro tedesco Johann Wadephul: «Non c’è normalità con la Russia». Rubio, d’altro canto, insiste sull’importanza dell’unità di fronte alle crisi globali. Tuttavia, l’Ucraina non è presente all’incontro, con gli Stati Uniti che giustificano l’esclusione limitando la partecipazione ai membri del gruppo, lasciando fuori anche il Sudafrica, uno dei fondatori del G20.

Nel frattempo, sul campo di battaglia, la situazione è critica: Kiev segnala un morto a causa dei bombardamenti e 120 obiettivi aerei russi sono stati colpiti nella notte, con 99 neutralizzati. Le infrastrutture energetiche sono sotto attacco, lasciando oltre 200.000 persone senza corrente nella regione di Dnipropetrovsk. La stazione di Dnipro è stata nuovamente colpita, ma fortunatamente senza vittime, a seguito del drammatico incidente del giorno precedente che ha causato 15 morti.

L’Ucraina, da parte sua, risponde colpendo le raffinerie russe. Il vicepremier Alexander Novak denuncia attacchi contro impianti petroliferi e gasiferi, affermando che i danni sono stati limitati grazie all’efficacia della difesa aerea. Tuttavia, non ci sono commenti ufficiali da Kiev riguardo a questi attacchi.

Le richieste di moderazione da parte dell’amministrazione Trump non sembrano aver effetto, poiché il Wall Street Journal riporta che Jared Kushner ha sollecitato una pausa nei bombardamenti. Trump ha attribuito l’aumento dei prezzi del diesel a questi attacchi, mentre i negoziati continuano a essere complicati. Mosca propone una telefonata tra Putin e Zelensky per evitare un incontro diretto, ma funzionari ucraini sospettano che si tratti di una trappola per minare la prospettiva di un incontro trilaterale con Trump. Washington, invece, sostiene l’idea di un vertice dei leader al G20 di Miami a dicembre.

Intanto, il Pentagono invita alcuni alleati della NATO, tra cui Lituania, Lettonia ed Estonia, a moderare i toni sulla minaccia russa. Washington avverte che descrivere Mosca come un’angolo rischia di compromettere la sicurezza europea.

Unica tregua concreta si registra a Oleshky, nella regione occupata di Kherson, grazie alla mediazione di Melania Trump e del papa Leone, che ha permesso l’invio di cibo e medicinali e l’evacuazione di chi desidera partire. Venticinque autobus e nove ambulanze hanno raggiunto la Crimea, ma i sfollati dovranno affrontare un lungo percorso per tornare in Ucraina, transitando per Anapa e la Bielorussia. Tuttavia, il Cremlino avverte che Oleshky è un caso isolato e non deve essere considerato rappresentativo del processo di pace.