È con profondo rammarico che il mondo del cinema annuncia la scomparsa di Tinto Brass, il regista milanese che ha saputo innovare il panorama cinematografico italiano. Nato Giovanni Brass il 26 marzo 1933 a Milano e cresciuto a Venezia, la sua carriera è iniziata dopo la laurea in Giurisprudenza nel 1957, ma il richiamo del cinema era più forte.
Negli anni ’50, Brass si trasferisce a Parigi, dove lavora come archivista alla Cinémathèque e si immerge nel fermento della Nouvelle Vague. Tornato in Italia, inizia a collaborare con grandi nomi del cinema come Roberto Rossellini e Alberto Cavalcanti come aiuto regista. La sua prima opera da regista arriva nel 1963 con “Chi lavora è perduto”, un film che mette in luce il disagio giovanile dell’epoca.
Brass si distingue negli anni ’70 per la realizzazione di opere provocatorie che esplorano il legame tra sesso e potere, come “Salon Kitty” e “Caligola”. Il 1983 segna un punto di svolta nella sua carriera con “La chiave”, dove abbandona il cinema “serio” per abbracciare quello erotico, consolidando così il suo stile distintivo.
Tra i suoi lavori più noti si annoverano titoli iconici come “Miranda”, “Paprika” con Deborah Caprioglio e “Così fan tutte”, che ha lanciato la carriera di Claudia Koll. La sua impronta nel mondo del cinema rimarrà indelebile, testimoniando la sua audace esplorazione della natura umana e dei desideri. Tinto Brass sarà sempre ricordato come un pionere nel suo campo.



