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Mattarella: la condanna della violenza e dello sfruttamento in nome della religione

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ribadito con forza un messaggio fondamentale durante le celebrazioni in onore di San Francesco ad Assisi. Il 4 ottobre, dalla loggia del Sacro Convento, ha esortato a…

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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ribadito con forza un messaggio fondamentale durante le celebrazioni in onore di San Francesco ad Assisi. Il 4 ottobre, dalla loggia del Sacro Convento, ha esortato a condannare qualsiasi forma di violenza e sfruttamento in nome di Dio. «Non si può uccidere, non si può sfruttare, non si può sottomettere», ha affermato, sottolineando la necessità di una riflessione profonda sui valori umani e spirituali.

A quarant’anni dall’incontro di preghiera voluto da Papa Giovanni Paolo II, Mattarella ha espresso la sua gratitudine a Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, per il «prezioso impegno» della comunità nel promuovere la pace e la fraternità. In un periodo segnato da conflitti e disuguaglianze, il lavoro di Sant’Egidio è più cruciale che mai, poiché si sforza di rivitalizzare lo spirito di Assisi e combattere le «volontà di potenza e dominio» che minacciano la nostra società.

Il presidente ha invitato tutti i cittadini, indipendentemente dal loro credo, a contribuire attivamente per costruire un futuro di pace, superando pregiudizi e riconquistando diritti e libertà. Ha sottolineato che l’inerzia di fronte a ingiustizie e conflitti è inaccettabile, poiché questi sono frutti dell’azione umana. È quindi un compito collettivo affrontare questi temi.

Senza menzionare esplicitamente le recenti tensioni sociali, Mattarella ha esortato alla preferenza del dialogo rispetto allo scontro, sottolineando l’importanza della solidarietà e del rispetto per la diversità. Questi principi non solo sono vitali per l’Italia, ma si estendono anche a livello internazionale, dove la pace e la cooperazione sono più necessarie che mai.

Infine, il presidente ha richiamato l’attenzione sulle «ferite profonde» inflitte all’umanità da conflitti come quelli in Ucraina e Gaza. Ha ribadito che la dignità umana deve tornare a essere al centro delle politiche statali, facendo eco a un appello al rispetto del diritto internazionale, spesso ignorato dai leader globali e da organizzazioni terroristiche. Questo richiamo alla responsabilità collettiva è un invito a costruire un mondo migliore, più giusto e pacifico.