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Aumento dei stipendi per i magistrati: previsto un costo di 979 milioni per lo Stato.

Il clima politico in Italia si fa sempre più teso, alimentato dalla recente sconfitta del governo nel referendum sulla giustizia. In questo contesto, il conflitto tra l’esecutivo e la magistratura, che dura ormai da…

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Il clima politico in Italia si fa sempre più teso, alimentato dalla recente sconfitta del governo nel referendum sulla giustizia. In questo contesto, il conflitto tra l’esecutivo e la magistratura, che dura ormai da dieci giorni, sembra destinato a inasprirsi ulteriormente. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha chiarito la sua posizione: non firmerà mai il decreto per erogare gli arretrati e gli aumenti di stipendio riconosciuti ai magistrati da due sentenze del Consiglio di Stato.

Questa decisione non risolverà il problema della spesa prevista, che ammonta a quasi un miliardo di euro. Infatti, le sentenze del Consiglio di Stato sono esecutive, il che significa che lo Stato dovrà comunque corrispondere questa somma, anche attraverso un commissario ad acta, come previsto dalla legge. La situazione ha polarizzato ulteriormente il dibattito, con la maggioranza a puntare il dito contro i presunti privilegi dei magistrati, che avrebbero stipendi medi fino a 100 mila euro, e con i rappresentanti della categoria che rispondono alle accuse, etichettandole come “falsità”.

Numeri alla mano, il governo ha previsto una spesa di 979 milioni di euro e, considerando che nel 2018 c’erano 10.638 magistrati in servizio, si ottiene una media di circa 92 mila euro a testa. Tuttavia, questa cifra lorda non racconta l’intera storia. Essa include non solo gli arretrati per un periodo di nove anni dal 2018 al 2026, ma anche le ripercussioni sulle retribuzioni nel 2027 e un aumento dei contributi previdenziali.

L’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) ha definito “privo di fondamento” il claim che i magistrati riceveranno 100 mila euro a testa, sottolineando che la platea dei beneficiari è più ampia e che le retribuzioni variano significativamente. I magistrati in tirocinio guadagnano circa 50 mila euro lordi, mentre i presidenti di sezione possono superare i 220 mila euro. Queste differenze mettono in luce la complessità del sistema retributivo.

In un contesto in cui il governo cerca di finanziare misure per sostenere il potere d’acquisto di altri dipendenti pubblici, le sentenze impongono allo Stato di sborsare un miliardo per una ristretta élite di lavoratori. Il problema affonda le radici nella legge che regola le retribuzioni dei magistrati, le quali non derivano dalla contrattazione ma sono stabilite per legge, con adeguamenti ogni tre anni basati sui contratti di altre categorie pubbliche.

Nel 2021, il governo Draghi stabilì un aumento del 4,85% per le retribuzioni, calcolato dall’Istat, ma la categoria impugnò la norma. Le sentenze del Consiglio di Stato hanno evidenziato errori nel calcolo, portando a un aumento corretto del 6,22%. Ulteriori contestazioni riguardano il triennio 2022-2024, dove il nuovo decreto del governo Meloni è già stato bocciato, con aumenti che potrebbero arrivare al 12,32%. Di fronte a questa situazione, il Tesoro ha previsto un “Fondo sentenze” nella prossima legge di Bilancio, con stime di uscite lorde pari a 979 milioni di euro.