In un clima di tensione tra la protezione della fauna e le esigenze agricole, la recente decisione del Tar di Bolzano di sospendere l’ordinanza della Provincia autonoma di Arno Kompatscher, che prevedeva l’abbattimento di un lupo considerato problematico, ha sollevato un’ondata di entusiasmo tra le associazioni animaliste italiane. Questo contrasto si fa ancora più evidente se si guarda alla situazione in Svezia, dove si prevede l’abbattimento di 72 lupi nel 2027, un numero allarmante rispetto a una popolazione totale di soli 355 esemplari.
Le autorità svedesi giustificano tale misura come necessaria per proteggere le attività agricole e la sicurezza pubblica, ma gli ambientalisti sono in forte disaccordo. Secondo Beatrice Rindevall, presidente della Società svedese per la conservazione della natura, la decisione è «oltraggiosa» e rischia di aggravare ulteriormente la già critica situazione di consanguineità dei lupi in Svezia. Questo approccio, secondo le associazioni ambientaliste, sembra più motivato da considerazioni politiche che scientifiche.
In Italia, la situazione del lupo è attualmente caratterizzata da un alto livello di protezione, nonostante le pressioni per un abbassamento del grado di tutela. Le associazioni animaliste hanno sottolineato come le predazioni che hanno portato all’ordinanza di abbattimento nel caso altoatesino siano avvenute in contesti di grave carenza di prevenzione. Essi sostengono che l’adozione di misure preventive come recinzioni elettrificate e cani da guardiania rappresenti una soluzione più efficace e sostenibile.
Il dibattito si intensifica, con gli agricoltori e i cacciatori che chiedono controlli più severi, mentre i conservazionisti evidenziano l’importanza di investire nella prevenzione piuttosto che ricorrere all’abbattimento. La questione si complica ulteriormente in territori densamente popolati, dove le misure preventive risultano onerose e spesso insufficienti.



