Con le bollette energetiche alle stelle, la domanda è inevitabile: quanto tempo possiamo permetterci di avere impianti fotovoltaici pronti, ma inattivi? È il quesito posto da Carlo Garuzzo, fondatore e CEO di flyRen Energy Group, un’azienda torinese che si sta affermando nel mercato delle energie rinnovabili. Recentemente, la società ha acquisito un portafoglio di progetti in Italia per un totale di 656 MWp da Ignis, una compagnia energetica spagnola.
Garuzzo sottolinea come questa acquisizione rappresenti un’accelerazione del piano industriale della flyRen, con un investimento previsto di quasi 500 milioni di euro in asset e un miliardo in costruzioni nei prossimi cinque anni. Di questi, 200 milioni saranno investiti nei primi tre anni. L’azienda ha già avviato 23 progetti per la costruzione di nuovi impianti fotovoltaici in tutto il Paese, quattro dei quali localizzati in Piemonte, evidenziando la necessità di accelerare la realizzazione di impianti sostenibili in un contesto di crisi energetica.
Ma le rinnovabili sono un buon affare al giorno d’oggi? Garuzzo afferma che il settore è maturo: flyRen è nata nel 2007 come startup e oggi conta settanta dipendenti, supportati da Foresight, uno dei principali gestori di fondi britannici. L’azienda ora compete con il petrolio e il gas senza necessitare di incentivi statali per i propri impianti.
Tuttavia, la crisi energetica si fa sentire. Garuzzo suggerisce che sia fondamentale promuovere l’uso delle rinnovabili insieme a soluzioni di stoccaggio, prendendo ispirazione da modelli come quelli di Spagna e Australia. Quando l’energia rinnovabile è abbondante, i costi possono crollare, e dopo un certo periodo un impianto non deve più sostenere costi legati alla materia prima.
Ma cosa ostacola questa transizione? Garuzzo indica come principale problema le normative che regolano l’installazione di impianti su terreni agricoli, che non distinguono tra terreni produttivi e aree abbandonate. Inoltre, la lentezza nella connessione alla rete energetica rappresenta un freno: il processo può richiedere fino a dieci mesi. “Possiamo davvero permetterci di avere impianti pronti che non immettono energia in rete?” si chiede.
Per affrontare queste sfide, Garuzzo propone la creazione di una cabina di regia che unisca governo, produttori di rinnovabili e investitori. Dobbiamo liberarci dalle fluttuazioni del mercato energetico globale, che sono influenzate da conflitti e tensioni internazionali.
Infine, il nucleare torna al centro del dibattito. Garuzzo riconosce che è una componente necessaria per la decarbonizzazione, ma avverte che in Italia ci sono difficoltà legate alla realizzazione di impianti, a causa delle proteste locali. Con l’aumento della domanda energetica da parte dei data center, è fondamentale trovare soluzioni sostenibili. Propone di garantire che una parte significativa del fabbisogno energetico di queste strutture provenga da fonti rinnovabili.
In Piemonte, flyRen prevede di costruire nuovi impianti, avendo già dieci impianti nella regione, di cui sette operativi e quattro in fase di acquisizione. Garuzzo esprime l’auspicio che governo e opposizione colgano l’opportunità delle rinnovabili e dei mix energetici, incluso il nucleare, per facilitare la transizione energetica e stimolare gli investimenti in questo settore cruciale.



