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Il chirurgo estetico sottolinea l’importanza del rifiuto di trattamenti non necessari

La medicina estetica si trova oggi a un bivio critico, secondo il parere del dermatologo e chirurgo estetico Giovanni D’Alessandro. Con un’esperienza di quarant’anni nel settore e un libro in arrivo, intitolato «Lo specchio…

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La medicina estetica si trova oggi a un bivio critico, secondo il parere del dermatologo e chirurgo estetico Giovanni D’Alessandro. Con un’esperienza di quarant’anni nel settore e un libro in arrivo, intitolato «Lo specchio non basta. Il futuro dell’estetica medica», D’Alessandro mette in guardia contro la crescente commercializzazione della professione medica, dove il dottore rischia di trasformarsi in un venditore e il paziente in un mero consumatore.

Il suo libro, che sarà presentato il 5 novembre a Bologna, analizza le contraddizioni di un campo sempre più influenzato dal mercato. D’Alessandro sottolinea che, per comprendere le reali necessità del proprio viso, non basta guardarsi allo specchio. “Il volto è composto da diverse strutture e ogni alterazione ha una causa specifica. Oggi, però, molti pazienti arrivano con idee preconfezionate, credendo che una tecnologia possa risolvere qualsiasi problema”, spiega il medico.

Un tema centrale del libro è la perdita del senso della bellezza individuale, evidenziato attraverso l’analisi dei presunti difetti della Venere di Botticelli. “La bellezza non sta solo nelle proporzioni perfette. Molte ragazze che considero bellissime non sanno di avere delle sproporzioni che, in realtà, contribuiscono al loro fascino unico”, afferma D’Alessandro. “Oggi si tende a cercare modelli omologati, perdendo di vista l’identità personale”.

Il ruolo dei social media e dei filtri fotografici è un altro aspetto critico. “Quando una giovane non accetta la propria immagine, spesso inizia a cercare di assomigliare a qualcun altro. Questo può alterare l’armonia del viso e portare a una dipendenza dai ritocchi”, avverte il dermatologo. D’Alessandro racconta di un caso toccante di una professoressa che, dopo numerosi interventi, non riconosceva più il suo aspetto e cercava la propria identità.

La medicina estetica, pur essendo un settore altamente redditizio, presenta grandi sfide etiche. “Molti medici si trovano nella posizione di sentirsi obbligati a soddisfare le richieste dei pazienti, piuttosto che mantenere un approccio diagnostico e responsabile”, dice D’Alessandro, sottolineando l’importanza di rifiutare trattamenti non necessari.

Inoltre, D’Alessandro critica la mancanza di riconoscimento della medicina estetica come disciplina specialistica. “In Italia, non è insegnata nelle università come dovrebbe e le formazioni sono spesso affidate a scuole private. Serve una maggiore responsabilità da parte delle istituzioni”, afferma.

In questo contesto, come possono orientarsi i pazienti? “Spesso non scelgono il medico per le sue competenze, ma per la tecnologia che pubblicizza. È fondamentale che ogni trattamento derivi da una valutazione clinica approfondita”, ribadisce il chirurgo.

Infine, D’Alessandro propone il suo metodo Integra, un approccio che considera il viso nella sua interezza, puntando alla salute e all’armonia piuttosto che alla semplice trasformazione. “La prevenzione deve iniziare da giovani e non si tratta di inseguire modelli artificiali, ma di mantenere i propri lineamenti in salute”, conclude il medico, richiamando l’attenzione a una medicina estetica che torni a essere realmente medica, lontana dalla ricerca ossessiva della perfezione.