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Conflitto tra Russia e Ucraina si estende al Mar Nero: attacco a mercantili del grano in acque NATO

KIEV – Il conflitto in atto tra Russia e Ucraina ha assunto una nuova dimensione nel Mar Nero, dove il commercio marittimo è diventato il campo di battaglia di droni e missili. Le navi…

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KIEV – Il conflitto in atto tra Russia e Ucraina ha assunto una nuova dimensione nel Mar Nero, dove il commercio marittimo è diventato il campo di battaglia di droni e missili. Le navi colpite non trasportano soldati, ma marinai provenienti da paesi come Siria, Egitto, Azerbaigian, India e Bangladesh, impiegati su mercantili registrati sotto bandiere di comodo. Tra le tragiche vittime degli attacchi recenti, dieci marinai siriani sono periti a bordo della nave Alfa Watan, centrata da droni il 6 ottobre. Anche altre imbarcazioni come l’HS Dignity hanno visto equipaggi in pericolo, con undici uomini dati per dispersi.

Con quattro anni di conflitto, la battaglia per il Mar Nero si è trasformata in una vera e propria campagna contro il naviglio commerciale, mettendo in discussione la sicurezza delle acque territoriali di Romania e Bulgaria, membri della NATO. A luglio, Mosca aveva già colpito 57 mercantili, culminando con l’affondamento della Golden Leo, un bulk carrier turco, che ha causato dieci vittime. Con il passare dei mesi, gli attacchi si sono spostati verso ovest, all’interno degli spazi marittimi dell’Unione Europea.

Nessuna attribuzione ufficiale è stata fatta da Sofia, dove il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha convocato un incontro d’emergenza del Consiglio di sicurezza, richiedendo supporto da NATO e UE per identificare l’origine degli attacchi. Radev ha messo in discussione la logica di un’Ucraina che attacca le proprie navi, evidenziando l’assenza di prove per sostenere questa teoria. Al contrario, il presidente ucraino Zelensky ha descritto gli attacchi come un’azione russa coordinata, sottolineando la crescente preoccupazione della Commissione Europea riguardo a questa escalation.

La situazione marittima è ulteriormente complicata dal fatto che entrambi i lati utilizzano droni, rendendo difficile accertare le responsabilità. La marina ucraina ha anche condotto attacchi contro il naviglio russo nel Mar d’Azov, e un drone ucraino ha causato esplosioni nel porto romeno di Costanza. Questa dinamica ha spinto Radev a cercare iniziative congiunte per la sicurezza della navigazione con Romania e Turchia.

Un altro aspetto critico è rappresentato dai danni ambientali. Il 6 ottobre, la petroliera Aframax Rio è stata colpita da droni, causando un incendio e il rilascio di una macchia di petrolio di 25 chilometri quadrati. Le autorità russe hanno negato un inquinamento significativo, ma esperti di Greenpeace avvertono che anche piccole fuoriuscite possono avere effetti devastanti sugli ecosistemi marini. La guerra nel Mar Nero si sta rivelando non solo una lotta per il controllo delle rotte commerciali, ma anche una battaglia contro l’inquinamento marino.

La situazione economica è altrettanto allarmante. I porti del Mar Nero rappresentano circa il 90% delle esportazioni agricole ucraine, e le recenti offensive hanno già ridotto drasticamente il volume delle esportazioni di grano. Con milioni di tonnellate di raccolto bloccate nei silos e alternative di trasporto limitate, il rischio di una crisi alimentare globale è tangibile. Le conseguenze di questa guerra stanno colpendo anche i paesi più vulnerabili, come l’Egitto e la Siria, che dipendono fortemente dalle forniture di grano provenienti da Ucraina e Russia.

Se le rotte commerciali non verranno riaperte, il mondo potrebbe trovarsi di fronte a una crisi alimentare simile a quella del 2022, un’eventualità che preoccupa esperti e governi di tutto il mondo.