Ogni anno in Europa, l’esposizione costante al rumore del traffico causa circa 66 mila morti premature e contribuisce a 50 mila nuovi casi di malattie cardiovascolari e 22 mila di diabete di tipo 2. Questi dati allarmanti provengono dal rapporto 2025 dell’Agenzia europea dell’ambiente, evidenziando come l’inquinamento acustico vada ben oltre il semplice disturbo uditivo o il sonno interrotto.
Contrariamente a quanto si possa pensare, il nostro corpo non si abitua al rumore. Anche durante il sonno, il frastuono può attivare i meccanismi di risposta allo stress, influenzando negativamente frequenza cardiaca e pressione sanguigna. Quando questa esposizione diventa cronica, può portare a infiammazione e danni ai vasi sanguigni, aumentando il rischio di ipertensione, infarti e ictus. Non è necessario che un suono sia particolarmente forte per avere effetti deleteri sulla salute.
A Milano, dove la vicinanza tra strade, ferrovie e abitazioni è una realtà quotidiana, la problematica del rumore non può essere ridotta a semplici dispute sulla vita notturna. Nel 2025, il Comune ha aggiornato la classificazione acustica del territorio, stabilendo limiti specifici per le varie zone. Questa misura rappresenta un passo importante verso la protezione dei cittadini, ma deve tradursi in azioni concrete per ridurre l’esposizione al rumore.
È fondamentale considerare il rumore quando si pianificano le scelte relative alla mobilità e alla progettazione degli edifici. La salvaguardia della tranquillità non implica l’azzeramento della vitalità urbana, ma comporta la consapevolezza che la prevenzione delle malattie cardiovascolari è intimamente legata all’ambiente in cui viviamo.




