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Trump sostituisce la portavoce Zacharia dopo soli 5 giorni nel ruolo

NEW YORK – La Casa Bianca si trova attualmente in un periodo di intensa turbolenza, contrassegnato da una serie di controversie che coinvolgono membri chiave dell’amministrazione Trump. Le recenti dimissioni dell’ambasciatrice americana in Grecia,…

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NEW YORK – La Casa Bianca si trova attualmente in un periodo di intensa turbolenza, contrassegnato da una serie di controversie che coinvolgono membri chiave dell’amministrazione Trump. Le recenti dimissioni dell’ambasciatrice americana in Grecia, Kimberly Guilfoyle, hanno sollevato interrogativi sulle pratiche di lobbying e sulla gestione delle consulenze estere. Accusata di aver richiesto fondi in cambio di “accesso” all’amministrazione, Guilfoyle è stata rimossa in un contesto di crescente conflitto interno.

Un altro episodio controverso ha coinvolto Katie Zacharia, la nuova portavoce di Trump, assunta senza il consenso del capo dello staff Susie Wiles. Dopo un debutto disastroso e critiche per la sua mancata abilitazione legale, Zacharia ha subito un’intervista difficile su Fox News, culminando nella sua rimozione dopo soli cinque giorni. Questo la rende la portavoce con la carriera più breve nella storia della Casa Bianca, superando il record di Anthony Scaramucci, che era durato undici giorni nel 2017.

Le tensioni non si fermano qui. Alina Habba, ex avvocata di Trump, ha sollevato dubbi riguardo a una presunta donazione di 5,6 milioni di dollari al Kennedy Center, che non risulta registrata. In risposta, Trump ha avviato un’indagine tramite il legale della Casa Bianca. Tuttavia, il vero nodo da sciogliere riguarda il futuro di Susie Wiles, che si trova sotto pressione e le cui posizioni sono state messe in discussione da fonti vicine al presidente.

Secondo fonti di Politico, Trump avrebbe già iniziato a esplorare potenziali sostituti per Wiles, con nomi come Stephen Miller e Kevin McCarthy che circolano tra le opzioni. Nonostante le voci di una sua possibile sostituzione, Trump ha pubblicamente difeso Wiles, affermando che rimarrà al suo posto per lungo tempo.

La situazione è ulteriormente complicata da un contratto di lobbying da 35.000 dollari al mese stipulato dalla società Continental Strategy, di cui è socia la figlia di Wiles, con la Republika Srpska, entità a maggioranza serba in Bosnia-Erzegovina. Trump ha inizialmente minacciato di licenziare i consulenti coinvolti, ma ha poi ridimensionato le sue affermazioni, sostenendo che non vede conflitti di interesse.

Le tensioni interne alla Casa Bianca suggeriscono un possibile ritorno alle lotte di potere tra consiglieri e familiari, simili a quelle che caratterizzarono il primo mandato di Trump. Mentre alcuni sperano che un eventuale allontanamento di Wiles possa aprire la strada a politiche più populiste, i detrattori all’interno della Casa Bianca continuano a seminare dubbi e sospetti, complicando ulteriormente la già fragile situazione politica.