NEW YORK – Durante una conferenza stampa, Donald Trump ha espresso il suo scetticismo riguardo al recente voto in Brasile, definendolo “un’altra elezione truccata”. Tuttavia, il suo focus principale rimane sul panorama politico interno degli Stati Uniti. Infatti, il presidente ha annunciato una controversa iniziativa: promettere un milione di dollari a chiunque fornisca informazioni sui presunti brogli elettorali che portano ad arresti e condanne in merito alle elezioni passate e a quelle di midterm del 3 novembre.
Negli ultimi mesi, Trump ha costantemente messo in dubbio l’integrità delle elezioni statunitensi, cercando di esercitare un controllo maggiore sul processo elettorale, tradizionalmente gestito dagli Stati e dal Congresso. Recentemente ha adottato una nuova strategia, nota come “attacco preventivo”, con il Dipartimento di Giustizia che ha chiesto a un tribunale federale di bloccare temporaneamente la certificazione dei risultati delle elezioni al Senato in Alaska, nel caso in cui il repubblicano Dan S. Sullivan dovesse perdere per un margine minimo.
Trump ha affermato di aver ordinato direttamente questa azione legale, sottolineando che potrebbe influenzare il controllo del Senato. Tuttavia, esperti giuridici considerano poco probabile il successo di questa iniziativa, poiché la Corte suprema dell’Alaska ha già stabilito che l’altro candidato con un nome simile può figurare sulla scheda. Ciò nonostante, l’azione della Casa Bianca potrebbe erodere la fiducia degli elettori nei risultati e fornire una giustificazione ai funzionari statali per contestarli.
In un’ulteriore mossa, il Dipartimento di Giustizia ha avviato diverse indagini pre-elettorali, tra cui una perquisizione presso la casa della deputata democratica Ilhan Omar, nell’ambito di un’inchiesta su possibili frodi relative alla sua immigrazione. Inoltre, il 15 ottobre, il Dipartimento ha citato in giudizio la California, sostenendo che circa 20.000 registrati per votare potrebbero non essere cittadini americani, chiedendo che le schede di voto non vengano conteggiate fino alla verifica della loro cittadinanza. Le autorità californiane hanno contestato la validità di queste affermazioni e la qualità dei dati federali utilizzati.


