Il 24 ottobre, l’Italia ha vissuto un potenziale scenario di caos, grazie a un piano orchestrato da due elementi chiave: il gruppo «Movimento 17 ottobre» e gli hacker filorussi di «Noname». Entrambi hanno cercato di attuare manifestazioni che avrebbero potuto sfociare in disordini e violenza, secondo le indagini condotte dalle forze di sicurezza. Youssef Siher, il presunto ‘regista’ del movimento, è stato arrestato poco prima di rivelare i punti di ritrovo per le proteste in diverse città italiane, da Bologna a Bari.
La minaccia di una violenta escalation è stata ritenuta seria, considerando l’ampia base di follower su Instagram associata alla pagina di Siher. Gli investigatori hanno evidenziato come le manifestazioni fossero mirate a creare danni a beni commerciali, istituzioni e proprietà private. Parallelamente, il gruppo hacker «Noname057(16)» ha espresso il proprio supporto per le manifestazioni, contribuendo a un clima di tensione e instabilità.
Il 23 ottobre, prima delle manifestazioni, i hacker hanno annunciato il loro sostegno in Italia e in Francia, ma, a seguito di eventi su Telegram, i loro canali sono stati banditi. Nonostante i messaggi di appoggio, non sono emerse evidenze di piani aggressivi nei confronti dell’Italia da parte di altri gruppi, come la crew sud-asiatica-bengalese Bd Anonymous.
Vladimir Putin ha smentito le accuse di coinvolgimento della Russia nei disordini europei, dichiarando che tali affermazioni rivelano la debolezza dei leader occidentali. Gli analisti, tuttavia, temono che i gruppi hacker possano riorganizzarsi e lanciare attacchi mirati verso le forze dell’ordine e infrastrutture nazionali critiche, inclusi i sistemi di sorveglianza.



