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L’incremento della rappresentanza araba: «È un grande motivo di orgoglio sapere che abbiamo voce»

Un manifesto del Likud, prima di entrare a Kfar Qasim, mette in evidenza i nemici di Netanyahu, tra cui Erdogan, Naim Qassem di Hezbollah, e Abu Mazen, esortando i sostenitori a non permettere la…

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Un manifesto del Likud, prima di entrare a Kfar Qasim, mette in evidenza i nemici di Netanyahu, tra cui Erdogan, Naim Qassem di Hezbollah, e Abu Mazen, esortando i sostenitori a non permettere la vittoria dei suoi oppositori. Tuttavia, mentre il leader del Likud scompare dalla vista, i volti della Lista unita e di Yair Golan emergono nei murales della città. La competizione elettorale si fa intensa, con Gadi Eisenkot che chiude la notte con 52 seggi, un obiettivo lontano dai 61 necessari per governare.

Kfar Qasim, una località che riflette la complessità della società israeliana, appare simile a Nablus o Ramallah, con le sue strade affollate di donne velate e l’odore del knafeh che riempie l’aria. Questa area rappresenta il sud del Triangolo, una regione con una significativa popolazione araba, che costituisce circa il 20% del totale in Israele, eredi di palestinesi rimasti durante la Nakba del 1948. Nonostante il loro diritto di voto e la presenza in Knesset, molti arabi israeliani si sentono come ospiti nella propria terra.

Ibrahim Hirallah, un giovane ingegnere di 24 anni, guida la campagna per Ra’am, il partito islamista di Mansour Abbas. Racconta della sua esperienza universitaria nel Negev, dove ha sperimentato il razzismo e afferma la sua identità complessa di palestinese con cittadinanza israeliana. Ieri, Netanyahu ha lanciato l’allerta per la grande affluenza nelle aree arabe, con i palestinesi che hanno deciso di votare per affermare la loro esistenza, aumentando significativamente il numero di seggi dei partiti arabi.

Per la prima volta, gli arabi hanno votato in percentuale più alta rispetto agli ebrei, mentre Ahmad Tibi, leader di Ta’al, denuncia i tentativi di ostacolare il voto nelle comunità arabe. La diffidenza nei confronti di Abbas e Tibi non proviene solo dalla destra, ma anche da Eisenkot, che non desidera allearsi con loro. Tibi, tuttavia, ribatte che la responsabilità per gli eventi del 7 ottobre ricade su Netanyahu, non su di lui.

La questione palestinese, assente dalla campagna, resta centrale nei discorsi, specialmente per Tibi, che ha perso familiari a Gaza. La sua frustrazione sorge dal fatto che mentre si parla frequentemente del dolore di Eisenkot, il dolore delle famiglie palestinesi sembra dimenticato. La situazione attuale non solo mette in luce le divisioni politiche, ma anche le profonde ferite umane che persistono in questo conflitto protratto.