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L’ex ministra tedesca affronta Facebook riguardo a un meme: come combattere le fake news?

Ieri, la Corte federale di giustizia tedesca ha aperto un importante dibattito sull’impatto dei social media nella diffusione della disinformazione e nella protezione dei diritti personali. Al centro della questione c’è la causa intentata…

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Ieri, la Corte federale di giustizia tedesca ha aperto un importante dibattito sull’impatto dei social media nella diffusione della disinformazione e nella protezione dei diritti personali. Al centro della questione c’è la causa intentata da Renate Künast, ex ministra dell’Agricoltura e politica dei Verdi, contro Facebook, riguardante un meme ingannevole che circola online dal 2015. Questa immagine, contenente una frase mai pronunciata da Künast, è stata usata per danneggiare la sua reputazione e la sua carriera politica.

Künast ha cercato di segnalare il contenuto falso a Facebook, riuscendo a far rimuovere il meme in alcune occasioni, ma il post ricompariva sempre con variazioni minime. La piattaforma, infatti, richiede che ogni singolo post venga segnalato per la rimozione, un processo che risulta impraticabile per chi, come Künast, non ha la possibilità di monitorare ogni menzione sui social.

Nel 2021, Künast ha quindi deciso di intraprendere un’azione legale contro Meta, la società madre di Facebook, chiedendo che l’azienda si assumesse la responsabilità di rimuovere tali contenuti falsi senza la necessità di una segnalazione per ogni singolo post. La questione solleva interrogativi su come i social network gestiscano la disinformazione e la loro responsabilità legale in tal senso.

Meta, dal canto suo, afferma che le piattaforme non possono essere obbligate a monitorare ogni contenuto caricato dagli utenti. Tuttavia, le normative europee, inclusa la Digital Services Act, stabiliscono che i provider non sono automaticamente responsabili per contenuti illeciti, a meno che non ne siano a conoscenza e non agiscano rapidamente per rimuoverli.

Il caso di Künast ha già ricevuto supporto da precedenti sentenze, ma il ricorso di Meta ha portato il processo davanti alla Corte federale di giustizia, che attenderà un pronunciamento dalla Corte di giustizia dell’Unione europea su questioni correlate. Questo pronunciamento riguarderà la responsabilità delle piattaforme in caso di utilizzo non autorizzato di dati personali, un aspetto cruciale per la causa in corso.

La decisione finale della Corte federale di giustizia potrebbe stabilire un precedente significativo per la responsabilità dei social media nella gestione della disinformazione. Künast ha sottolineato che false dichiarazioni attribuite a politici minano la credibilità necessaria per il funzionamento della democrazia. I giudici hanno rinviato alcune questioni alla Corte di giustizia dell’Ue, il cui responso avrà impatti che si estenderanno a tutta Europa, portando a un possibile cambiamento nel modo in cui i social media operano in relazione alla disinformazione e alla protezione degli utenti.