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Le ragioni della vulnerabilità dell’Arabia Saudita agli attacchi degli Houthi nonostante l’alleanza con gli Stati Uniti

I recenti attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita evidenziano una nuova fase nel conflitto che coinvolge la regione, con i militanti filoiraniani che dimostrano una crescente capacità offensiva. Questa offensiva è il risultato di…

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I recenti attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita evidenziano una nuova fase nel conflitto che coinvolge la regione, con i militanti filoiraniani che dimostrano una crescente capacità offensiva. Questa offensiva è il risultato di anni di conflitto e preparazione, durante i quali gli Houthi hanno affinato le loro tecniche e sviluppato armamenti, spesso con l’aiuto dell’Iran.

Secondo il Wall Street Journal, i militanti avrebbero recentemente ricevuto componenti dalla Cina per costruire missili Kheibar Sheikan, un’arma di origine iraniana con un raggio d’azione di quasi 1.900 chilometri. Questo sviluppo sottolinea la complessità del sostegno internazionale a cui il movimento ha accesso, suggerendo che le loro capacità tecniche non devono essere sottovalutate.

La vastità del territorio saudita, con numerosi obiettivi da proteggere, complica ulteriormente la situazione. Dalle raffinerie agli aeroporti, ogni sito rappresenta una vulnerabilità. L’esperto Nawaf Obaidi del King’s College di Londra ha messo in evidenza come la geografia giochi un ruolo cruciale nella strategia difensiva saudita, che deve considerare anche minacce provenienti da nord, come dimostrato da recenti incursioni dal sud dell’Iraq.

La strategia degli Houthi sembra basarsi su attacchi multipli e diversificati, impiegando droni kamikaze, missili balistici e altri mezzi. Questa varietà di attacco rende difficile per le forze saudite mantenere un efficace sistema di difesa aerea, un problema già osservato in altri contesti di conflitto mondiale. Anche se l’Arabia Saudita ha investito ingenti somme in sistemi di difesa, dagli interceptor americani ai radar avanzati, la preparazione e l’efficienza nell’utilizzo di queste tecnologie rimangono questionabili.

Inoltre, la questione delle munizioni scarseggia, con le scorte saudite che si stanno esaurendo a causa delle numerose crisi in corso. Gli Stati Uniti, principali fornitori di armi, devono valutare le loro priorità, rendendo difficile garantire un flusso costante di rifornimenti nel breve termine. A fronte di questo scenario, il Pentagono non esclude la possibilità di interventi diretti contro l’Iran o nel conflitto yemenita, con dichiarazioni recenti da parte di Donald Trump che suggeriscono un’azione post-elettorale.