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La nipote di Fakir commenta le dichiarazioni del poliziotto: «Non esistono scuse per l’orrore»

Le parole di Yossra Fakir, nipote di Abderrahim Fakir, risuonano come un grido di dolore e indignazione. «Prima di esalare l’ultimo respiro, ha implorato aiuto per 23 volte», scrive su Instagram, denunciando l’indifferenza e…

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Le parole di Yossra Fakir, nipote di Abderrahim Fakir, risuonano come un grido di dolore e indignazione. «Prima di esalare l’ultimo respiro, ha implorato aiuto per 23 volte», scrive su Instagram, denunciando l’indifferenza e la brutalità verbale dei poliziotti che hanno fermato suo zio il 19 luglio, conducendolo a una morte prematura. I commenti shock registrati dalle bodycam dei poliziotti, come «Se schiatta ci divertiamo», mettono in luce un atteggiamento inaccettabile di chi dovrebbe proteggere i cittadini.

Yossra riporta con rassegnazione le frasi che hanno scioccato l’opinione pubblica, seguite dalla diffusione della perizia dei consulenti medico-legali. Nessuno della famiglia aveva commentato le dichiarazioni, nemmeno di fronte alle scuse offerte da uno degli agenti coinvolti. Tuttavia, per lei, quelle parole rappresentano «un orrore inqualificabile» che non può essere cancellato da scuse. «Chi indossa una divisa ha il dovere di proteggere, non di deridere la morte», afferma con fermezza.

Yossra, unita al suo avvocato Fabio Anselmo, è decisa a ottenere giustizia per suo zio. «Non permetteremo che il suo nome venga calpestato», afferma, chiedendo che le ultime parole di Abderrahim non siano ignorate. La giovane, insieme alla zia Khadija, aveva già manifestato il proprio desiderio di giustizia sotto la Questura, durante una visita del capo della polizia Vittorio Pisani.

Recentemente, l’avvocato Anselmo ha presentato una contro-relazione preliminare alla Procura, contestando la teoria secondo cui l’assunzione di cocaina avrebbe avuto un ruolo determinante nella morte di Fakir. Secondo i consulenti della famiglia, l’emorragia alveolare che ha causato la morte non può essere attribuita alla sostanza, ma piuttosto allo schiacciamento subito durante il fermo. Infatti, fino a quel momento, Fakir era apparso agitato ma cosciente.

La Procura ha ora tempo fino a metà dicembre per decidere sulle indagini relative a questa tragica vicenda, in cui sono annotati, ma non indagati, i due poliziotti e i quattro soccorritori coinvolti. Tuttavia, una decisione potrebbe essere presa prima di quella data.