La tragica vicenda del bus di Marghera, che nel 3 ottobre 2023 ha provocato la morte di 22 persone, tra cui l’autista Alberto Rizzotto, ha visto un’importante evoluzione nel processo giudiziario. Mercoledì, il giudice per le indagini preliminari Benedetta Vitolo ha approvato i patteggiamenti per diversi funzionari del Comune di Venezia, con pene comprese tra un anno e 8 mesi e un anno e 10 mesi. La questione ora si sposta verso la complessa “guerra dei risarcimenti”.
I magistrati Laura Cameli e Giorgio Gava hanno chiarito che, sebbene ci siano state responsabilità, il Comune non è stato totalmente inerte e non si può parlare di negligenza. Infatti, un progetto per la ristrutturazione del cavalcavia era già in fase di pianificazione, ma la tragedia è stata causata dalla rottura di un perno dello sterzo del bus, mentre il mezzo trasportava turisti di ritorno da Venezia.
Il bus, dopo aver strisciato per quasi cinquanta metri sul guardrail, si è infilato in un varco del cavalcavia, un buco presente da decenni e che, secondo le indagini, avrebbe potuto essere facilmente chiuso con un costo minimo. Nonostante i lavori di ristrutturazione annunciati nel 2019, i ritardi dovuti alla pandemia e alla riallocazione dei fondi hanno ritardato l’inizio dei lavori fino a poche settimane prima dell’incidente.
Alla fine, i funzionari hanno patteggiato pene che variano in base al loro grado di responsabilità. Coloro che hanno ottenuto le pene più severe sono stati il direttore dei Lavori Pubblici, Simone Agrondi, e alcuni tecnici della manutenzione. Alcuni di loro hanno chiesto di scontare la pena attraverso lavori di pubblica utilità.
Durante l’udienza, hanno partecipato anche avvocati delle vittime, tra cui Allianz, l’assicurazione della Linea, che ha già sborsato oltre 20 milioni di euro ai familiari delle vittime. Allianz ha in programma di citare in giudizio il Comune di Venezia, in quanto ritiene che vi sia una corresponsabilità, anche se le indagini penali hanno scagionato la società di trasporti.
Le difese degli imputati si sono dichiarate soddisfatte, sottolineando che i loro assistiti hanno sempre agito nel migliore interesse della sicurezza pubblica. Anche se il patteggiamento non entra nel merito del processo, gli avvocati hanno rimarcato che le circostanze dell’incidente sono state causate principalmente dalla rottura del perno e non da negligenza nella manutenzione.
Il caso ha messo in evidenza come la giustizia e il risarcimento possano essere processi complicati, specialmente quando si tratta di tragedie così devastanti.



