martedì, 27/10/2026

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Il menù elettorale israeliano: la libertà di scelta come ingrediente principale

Ogni giorno, il pranzo e la cena preparati da mia madre erano per noi figli un rituale carico di aspettative, simile a una narrazione avvincente. I piatti iniziavano sempre con le classiche insalate, patate…

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Ogni giorno, il pranzo e la cena preparati da mia madre erano per noi figli un rituale carico di aspettative, simile a una narrazione avvincente. I piatti iniziavano sempre con le classiche insalate, patate e riso, ma il vero climax si raggiungeva quando si giungeva alla scelta del dolce, un finale che rimaneva costantemente aperto. Anche se non avevamo voce in capitolo sul piatto principale, sapevamo che ogni pasto si concludeva con l’invito a scegliere il nostro dolce preferito.

La mia madre, che da piccola aveva conosciuto la fame nei ghetti e negli orfanotrofi della Polonia e della Francia, probabilmente non aveva mai potuto godere della libertà di scegliere cosa mangiare. Forse per questo desiderava regalare ai suoi figli un piccolo privilegio: la libertà di decidere. I “dolci a scelta” si limitavano per lo più a budino istantaneo e gelatina di frutta, ma l’importante non era il gusto, bensì l’opzione di scelta.

Anche se mia madre non è più con noi da sette anni, oggi, durante le elezioni in Israele, la “festa della scelta”, sento ancora quel legame con il passato. Non mi aspetto dolci squisiti da questa tornata elettorale, ma la libertà di scegliere rimane. Proprio come le mie scelte infantili, i candidati per la carica di primo ministro che vedo oggi non sembrano particolarmente appetibili, e alcuni di loro potrebbero persino risultare indigesti. Tuttavia, mentre mi avvicino a questo momento, avverto una familiarità, una trepidazione che mi riporta indietro nel tempo.

Dopo quattro anni di realtà difficile, finalmente posso esercitare il mio diritto di scegliere. Non sarà un potere vero e proprio, lo riconosco, ma la possibilità di ridurre le opzioni deludenti a una sola decisione mi fa sentire, per un attimo, come se potessi dare una svolta alla mia vita. È quel brivido nostalgico che accompagna il ricordo di un’epoca in cui le scelte, anche se piccole, erano un simbolo di libertà e speranza.