Dacia Maraini, scrittrice di fama internazionale, condivide un ricordo indelebile della sua infanzia vissuta in Giappone. «La neve. Avevo solo due anni e in quel momento ci trovavamo a Sapporo, sull’isola di Hokkaido», racconta. La sua famiglia si trasferì in Giappone grazie a una borsa di studio vinta dal padre, il quale si era opposto al fascismo del nonno, un fervente sostenitore di Mussolini.
Maraini ricorda con affetto il nonno, descritto come una figura colta ma delusa dalla vita, e racconta la sua profonda ammirazione per la madre, Topazia Alliata, una donna di coraggio straordinario. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la madre si rifiutò di firmare l’adesione alla Repubblica di Salò, dimostrando una determinazione che le costò caro. «Se dobbiamo morire, moriremo insieme», disse, mentre la famiglia si trovava in Giappone, dove erano stati inizialmente ben accolti dai locali.
Maraini condivide anche un episodio drammatico della sua infanzia: la sua fuga da casa all’età di sei anni, dopo un fraintendimento con il padre. «Camminai per Tokyo e fui trovata da un poliziotto. Raccontai a tutti che non sarei tornata a casa», rivela con un sorriso. La sua infanzia fu segnata da esperienze traumatiche, tra cui la vita in un campo di internamento, dove la famiglia soffrì la fame e le malattie.
«Il ricordo più brutto? Quando ci portarono a Nagoya e ci rinchiusero in una stanza con un solo tatami», afferma. La lotta per la sopravvivenza portò il padre a compiere un gesto disperato per ottenere cibo per le sue figlie. «Si tagliò un mignolo e lo gettò al capo dei carcerieri. Questo atto di coraggio ci guadagnò un po’ di latte da una capretta», ricorda. La liberazione arrivò in modo inaspettato, grazie a un’invenzione della madre che cucì una grande bandiera italiana, attirando l’attenzione degli aerei americani.
Ritornata in Italia dopo un lungo anno, Maraini racconta i suoi primi passi nel mondo della letteratura, gli amori e le amicizie che hanno segnato la sua vita. «Elsa Morante e Natalia Ginzburg sono state le mie madri letterarie», riflette con gratitudine. Oggi, a distanza di anni, continua a scrivere e a viaggiare, trovando nella scrittura un modo per esprimere il suo amore per la vita e le esperienze che l’hanno formata.
In un mondo che cambia rapidamente, Maraini esprime il suo rifiuto per l’egocentrismo e l’aggressività che permeano la società. Ma nonostante le sfide, trova gioia nel sentirsi rispettata e amata attraverso le parole dei lettori. «I suoi libri mi hanno tenuto compagnia» è una frase che la riempie di gratitudine e serenità.
Con un nuovo progetto in mente, un libro dedicato alla sua famiglia, Dacia Maraini continua a essere una voce potente e ispiratrice, testimoniando attraverso la sua arte le esperienze di vita che l’hanno resa ciò che è oggi.



