Un processo milanese ha messo in discussione il modello di business di Amazon, con il gigante dell’e-commerce accusato di commercializzare palline igroscopiche di gel per bambini e masse gelatinose da gioco senza le necessarie autorizzazioni. La vicenda risale al periodo 2020-2021, quando un gruppo cinese ha venduto questi prodotti su Amazon.it, violando le normative dei Ministeri della Salute e del Lavoro. Tuttavia, lunedì scorso, il giudice Guglielmo Gussoni ha assolto i sette manager di Amazon coinvolti, stabilendo che “il fatto non costituisce reato” e dichiarando prescritta l’accusa relativa alle palline.
Il pubblico ministero Cristian Barilli sosteneva che Amazon non fosse semplicemente una piattaforma di vendita, ma un attore attivo nel processo, gestendo pagamenti, consegne e resi. Secondo l’accusa, la società avrebbe dovuto segnalare le irregolarità ai consumatori e alle autorità competenti, dato il suo ruolo nella commercializzazione dei prodotti. In risposta, il legale di Amazon, Luca Luparia, ha sostenuto che la responsabilità penale non possa essere attribuita all’azienda per le azioni di venditori terzi, poiché i rappresentanti legali non avevano un ruolo diretto nella vendita.
Amazon ha ribadito che i venditori cinesi e francesi erano i veri trasgressori, vendendo articoli vietati, e ha sottolineato i propri investimenti in sistemi di controllo per rimuovere prodotti non conformi. L’azienda ha infatti affermato di aver rimosso le palline incriminate già nel marzo 2021, prima di qualsiasi intervento da parte delle autorità. Ora si attende con interesse la pubblicazione delle motivazioni del giudice, prevista per i prossimi 90 giorni, per capire se ci saranno ulteriori chiarimenti sull’assoluzione e sulla prescrizione.



