La tragica morte di Abderrahim Fakir, avvenuta il 19 luglio scorso in via Svevo al Pilastro, ha sollevato interrogativi e preoccupazioni, non solo per le circostanze che l’hanno preceduta, ma anche per le conversazioni inquietanti tra i poliziotti coinvolti. Le frasi choc, registrate dalla bodycam di uno degli agenti, mettono in luce un clima di disinteresse e leggerezza in un momento di vita o di morte.
Durante l’intervento, si sente chiaramente un agente chiedere se Fakir stia respirando, mentre un altro risponde con indifferenza: «C… me ne frega a me». Questi scambi, ora al centro di un’inchiesta della Procura di Bologna, rivelano una mancanza di empatia da parte di chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza del cittadino.
Le registrazioni non solo documentano il momento del contenimento a terra, ma anche i tentativi di rianimazione, in cui Fakir era già in arresto cardiaco. Frasi come «Se schiatta ci divertiamo» pronunciate dall’agente con la bodycam evidenziano un atteggiamento inquietante in un contesto critico. Un testimone, presente sul luogo, suggerisce addirittura l’uso di una siringa per calmare l’uomo, ma la situazione sfugge al controllo.
La consulenza medico-legale ha accertato che la morte di Fakir è attribuibile a un’insufficienza respiratoria acuta, aggravata da un’intossicazione da cocaina e da una grave cardiopatia. Gli esperti hanno sottolineato che l’agitazione psicomotoria e l’ipertermia, dovute all’abuso di sostanze, hanno giocato un ruolo cruciale nel determinare il decesso.
Nonostante le lesioni riscontrate sul corpo di Fakir, che erano in parte antecedenti all’intervento della polizia e in parte inflitte durante il contenimento, i consulenti hanno chiarito che queste non sono state causa diretta della sua morte. Tuttavia, la relazione sottolinea che tali traumi sono indice di una colluttazione intensa e che le manovre di contenimento effettuate dai poliziotti hanno contribuito alla situazione critica.
Il caso di Fakir rappresenta non solo una questione legale, ma anche un profondo tema di responsabilità e umanità nel lavoro delle forze dell’ordine, che ora dovrà affrontare le conseguenze di un intervento che si è trasformato in tragedia.




