Il Generale Lago ha finalmente chiarito i motivi per cui non ha concesso i dati grezzi alla difesa di Alberto Stasi quando questi furono richiesti. In una recente intervista, ha affermato: “Non era mia facoltà disporre di quei dati. Avevo l’obbligo di proteggerli”.
Nel 2017, mentre ricopriva il ruolo di comandante del Ris di Parma, Lago ricevette una richiesta formale dalla difesa di Stasi per ottenere “tutti i dati”, in particolare quelli grezzi. Tuttavia, il processo a carico di Stasi era già chiuso, senza nessuna delega aperta per il suo Reparto. Lago ha spiegato di aver risposto che non avevano il diritto di gestire quei dati, sottolineando che, in assenza di un’adeguata autorizzazione da parte dell’autorità giudiziaria, il Reparto non poteva procedere.
Le accuse mosse contro di lui suggeriscono che, dopo una richiesta della difesa alla Corte d’Assise d’Appello di Milano, ci fosse stata una sorta di approvazione tacita per la consegna dei dati. Lago ha però contestato questa interpretazione, chiarendo che la Corte non ha mai autorizzato la cessione, ma ha dichiarato solo “nulla osta” per un’eventuale decisione del Ris.
Quando gli è stato chiesto se, in quel contesto, avesse potuto fornire i dati, il generale ha ribadito che non c’era alcuna autorizzazione formale, e quindi non avevano titolo per agire. Ha anche enfatizzato che la richiesta di dati grezzi è un’eccezione nella prassi, avvenendo raramente, e mai dopo una sentenza definitiva.
Riguardo alle critiche ricevute per il suo operato, Lago ha espresso il suo disappunto, affermando di aver sempre agito con linearità e correttezza. “Essere accusato di favorire disegni oscuri è sgradevole, ma rivendico il mio dovere”, ha dichiarato, sottolineando che il rispetto delle regole è fondamentale, anche se impopolare.
Infine, ha difeso il Reparto, esprimendo orgoglio per il lavoro svolto dai carabinieri e per l’eccellenza del Ris. “Le critiche gratuite e superficiali mi amareggiano, ma noi carabinieri dobbiamo mantenere la rotta”, ha concluso. Lago ha anche invitato chiunque avesse prove di comportamenti scorretti a presentarsi in Procura, affermando che infangare la reputazione di chi ha sempre dimostrato competenza è inaccettabile.
In merito alla questione del Dna sul pedale della bicicletta, Lago ha preferito non entrare nei dettagli tecnici, ma ha spiegato che i vari tentativi analitici possono portare a risultati diversi e che tali situazioni non sono sorprendenti nel campo della genetica forense.
Infine, ha espresso preoccupazione per la disinformazione che circola attorno al caso, avvertendo che le voci competenti rischiano di essere oscurate da opinioni superficiali. “È tempo di affermare il diritto a un’informazione corretta”, ha concluso, sottolineando l’importanza di avere opinioni informate in un contesto così complesso.




