La recente decisione della Cassazione riguardo all’Ilva di Taranto ha confermato la priorità del diritto alla salute rispetto alle esigenze produttive e occupazionali. Le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno respinto i ricorsi presentati da Ilva Spa e Acciaierie d’Italia, confermando la sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha ordinato la sospensione dell’attività dell’area a caldo degli altiforni. Questa sospensione è stata imposta fino a quando non sarà completamente rimosso l’amianto dagli impianti e adottate misure che garantiscano emissioni di polveri sottili entro limiti di sicurezza.
La Corte d’Appello, nella sua decisione del 27 luglio, ha accolto parzialmente l’azione collettiva di 11 cittadini del comitato Genitori Tarantini, evidenziando un aumento preoccupante delle malattie e dei ricoveri nella zona circostante lo stabilimento. I giudici hanno sottolineato che il rispetto dei valori limite di emissione non è sufficiente a garantire la salute pubblica. Hanno inoltre messo in discussione l’adeguatezza dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) 2025, ritenendola insufficiente a tutelare la popolazione dai rischi derivanti dall’amianto e dalle polveri sottili.
Ilva ha sostenuto che la sospensione dell’attività equivale a una chiusura definitiva degli altiforni, poiché gli impianti a ciclo continuo non possono essere riavviati senza costosi interventi di ristrutturazione. Tuttavia, la Cassazione ha dato precedenza alle considerazioni di salute pubblica, richiamando anche le recenti modifiche all’articolo 41 della Costituzione, che stabiliscono che l’iniziativa economica non deve arrecare danno alla salute o all’ambiente.
In aula, il sostituto procuratore generale aveva sostenuto che l’interpretazione della Corte d’Appello fosse errata, ma la Cassazione ha confermato che il principio di precauzione deve guidare le decisioni in materia di salute pubblica. I legali dei cittadini hanno evidenziato come i dati epidemiologici dimostrino un legame diretto tra l’inquinamento e l’aumento delle malattie nella popolazione locale.
La decisione della Cassazione segna un importante passo in avanti nella tutela della salute dei cittadini, ponendo l’accento sulla necessità di un equilibrio tra attività economiche e diritti fondamentali. Con questo verdetto, la Corte ribadisce che la salvaguardia della vita e della salute deve prevalere su qualsiasi interesse economico, in un contesto in cui la sicurezza e il benessere della comunità non possono essere compromessi.




