La Corte d’Assise ha emesso la sua sentenza: Mark Samson, 24 anni, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Ilaria Sula, una giovane di 22 anni. La condanna arriva dopo un’attesa di tre ore in camera di consiglio nell’aula bunker di Rebibbia, dove l’imputato era assente, assistito dai suoi legali, Paolo Foti e Alessandro Pillito.
L’accusa ha sostenuto che Samson ha compiuto il delitto con premeditazione e per motivi futili, aggravando la sua posizione a causa della loro relazione sentimentale. Tra le accuse anche l’occultamento del cadavere di Ilaria, il cui corpo è stato ritrovato in un dirupo dopo giorni di ricerche.
Dopo la sentenza, i genitori di Ilaria, Flamur e Gezime, assistiti dall’avvocato Giuseppe Sforza, hanno espresso il loro dolore, dichiarando: «Giustizia è fatta, ma nessuna sentenza ci riporterà nostra figlia». Hanno partecipato a tutte le udienze del processo, insieme ad amici e familiari, mentre i genitori di Samson si trovano nelle Filippine e non erano presenti in aula.
Il crimine è avvenuto il 26 marzo 2025, quando Ilaria ha trascorso la notte a casa di Samson, nel quartiere Africano di Roma. Secondo la ricostruzione del pubblico ministero Maria Perna, Samson ha pianificato ogni dettaglio dell’omicidio, portando in camera un vassoio con un coltello tra le posate. Dopo aver aggredito Ilaria con tre coltellate e un attacco fisico, ha tentato di depistare le indagini convincendo la madre a ripulire la scena del crimine.
Il corpo di Ilaria è stato scoperto solo dopo la denuncia di scomparsa presentata dai suoi genitori, mentre Samson, nel tentativo di nascondere la verità, aveva abbracciato il padre di Ilaria, esprimendo solidarietà per la sua sparizione.
Il caso ha scosso profondamente la comunità, evidenziando non solo la brutalità del femminicidio, ma anche la complessità delle relazioni interpersonali e delle dinamiche familiari coinvolte. La condanna di Samson segna un passo importante nella ricerca di giustizia per Ilaria e per tutte le vittime di violenza di genere.




