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La Chiesa riconosce Rosario Livatino come patrono dei magistrati, onorando il «giudice ragazzino» vittima della mafia.

CITTÀ DEL VATICANO – Rosario Livatino, noto come il «giudice ragazzino» e vittima della mafia, è stato ufficialmente proclamato patrono dei magistrati italiani. La decisione è stata ratificata dal dicastero vaticano per il Culto…

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CITTÀ DEL VATICANO – Rosario Livatino, noto come il «giudice ragazzino» e vittima della mafia, è stato ufficialmente proclamato patrono dei magistrati italiani. La decisione è stata ratificata dal dicastero vaticano per il Culto divino con l’approvazione di Papa Leone XIV, in linea con le richieste della Conferenza Episcopale Italiana.

Beatificato nel 2021, Livatino è ricordato come il primo magistrato nella storia a essere riconosciuto come martire. A 37 anni, venne assassinato dai membri della mafia «Stidda» il 21 settembre 1990, un crimine che ha scosso profondamente la società. Le sue ultime parole, rivolte ai suoi aguzzini, furono: «Picciotti, ma cosa vi ho fatto…».

Nel 2017, Papa Francesco aveva già autorizzato il riconoscimento del suo martirio «in odio alla fede», una scelta simile a quella fatta da Benedetto XVI per don Pino Puglisi. Questo riconoscimento ha portato direttamente alla beatificazione, senza la necessità di un miracolo, segnando un ulteriore passo della Chiesa contro la mafia. La Cei ha descritto Livatino come un «modello di riferimento» e speciale intercessore per coloro che amministrano la giustizia.

Il cardinale Matteo Zuppi, presidente dei vescovi, ha sottolineato l’importanza di Livatino: «Nel suo servizio alla collettività, ha saputo unire verità e carità, scienza giuridica ed etica cristiana, giudizio e discernimento illuminato dalla fede». La sua beatificazione è stata supportata da un’ampia raccolta di documenti e testimonianze, tra cui quella di uno dei suoi assassini, che ha confermato la decisione di ucciderlo a causa della sua integrità e fede.

I mafiosi lo deridevano, chiamandolo «santocchio» per la sua dedizione alla fede, ma Livatino sosteneva che «non importa essere credenti, importa soprattutto essere credibili». Prima di ogni udienza, si fermava a pregare nella chiesa di San Giuseppe, e la sua agenda conteneva l’annotazione «STD»: Sub tutela Dei, che evidenziava la sua forte connessione con la spiritualità. All’inizio della sua carriera, a soli 26 anni, scrisse un impegno a rispettare il giuramento e i valori impartiti dai suoi genitori.