Il recente provvedimento di grazia firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha riportato l’attenzione su Guido Gianni, il gioielliere siciliano coinvolto in un caso controverso di legittima difesa. Questo episodio, simile a quello di altri commercianti che hanno reagito a rapine, ha sollevato dibattiti accesi, specialmente alla luce della condanna di un altro gioielliere, Mario Roggero, attualmente in carcere per duplice omicidio.
La vicenda di Gianni risale al 18 febbraio 2008, quando tre rapinatori armati, muniti di una pistola giocattolo priva del tappo rosso, fecero irruzione nella sua gioielleria a Nicolosi, in provincia di Catania. Durante l’aggressione, la moglie di Gianni, Mariangela Di Stefano, fu presa di mira dai malviventi, costringendo il gioielliere a reagire. Inizialmente sparò due colpi in aria con una pistola legalmente detenuta, ma successivamente, mentre i rapinatori tentavano di fuggire, Gianni colpì e uccise due di loro, Davide Laudani e Sebastiano Catania.
Il processo si concentrò sul delicato confine della legittima difesa. L’accusa sostenne che Gianni avesse superato il limite di autodifesa, poiché i rapinatori erano già in fuga al momento degli spari. Tuttavia, la difesa argomentò che il gioielliere avesse agito sotto una forte pressione psicologica. La Corte d’assise condannò Gianni a 13 anni di reclusione, ridotti a 12 anni e quattro mesi in appello.
Il caso ha suscitato un ampio interesse politico, con figure come Matteo Salvini che si sono espresse con indignazione. La moglie di Gianni ha poi lanciato una petizione per chiedere la grazia, sostenendo che il marito avesse agito per difendere la propria vita e quella dei clienti.
Oggi, grazie all’atto di clemenza del Quirinale, Gianni ha visto ridotta la sua pena, estinguendo tre anni e due mesi di reclusione. Dopo aver già scontato cinque anni e tre mesi, ora la sua pena residua è inferiore a quattro anni, aprendo la possibilità per un affidamento in prova al servizio sociale.
È importante notare che la grazia non mette in discussione la validità della condanna, ma si concentra sull’applicazione della pena, tenendo conto delle circostanze personali di Gianni e del tempo già scontato in carcere.



