Corrado Formigli, noto conduttore di Piazzapulita su La7, ha condiviso le sue riflessioni riguardo all’ordinanza che ha negato il reintegro di Sigfrido Ranucci in Rai. La sentenza, che ha suscitato molte polemiche, ha visto la giudice citare due illustri giornalisti, Michele Santoro e Roberto Saviano, per esprimere una valutazione editoriale sulla situazione.
Secondo Formigli, la questione del ruolo di Ranucci in Report avrebbe dovuto rimanere una questione interna alla Rai, lontana da ingerenze politiche. Critica la pressione esercitata su di lui, affermando che la politica ha tentato di influenzare la giudice e di emettere giudizi inopportuni.
Riguardo all’ordinanza, Formigli evidenzia che i giudici tendono a resistere a pregiudizi e pressioni esterne, ripristinando il giusto equilibrio nella questione. Ranucci, pur avendo commesso degli errori, è stato oggetto di attacchi ingiustificati da parte della politica, secondo il conduttore.
Formigli riconosce che Ranucci ha sbagliato, specialmente nella gestione della sua amicizia con Valter Lavitola, sottolineando che un giornalista deve sempre mantenere una chiara distinzione tra il proprio ruolo e quello delle fonti. Riflessioni simili sono state espresse da Marco Travaglio, ma Formigli chiarisce di non aver mai oltrepassato i confini deontologici nel suo lavoro.
Il conduttore mette in evidenza anche un altro errore di Ranucci: non aver difeso la credibilità di Report durante le critiche ricevute. A suo avviso, la mancanza di una reazione adeguata potrebbe aver messo in difficoltà la redazione, creando un clima di imbarazzo tra i giornalisti.
Questa vicenda, secondo Formigli, evidenzia la situazione complessa del giornalismo italiano, dove attacchi strumentali provengono tanto dalla destra quanto dalla sinistra. Entrambe le fazioni, invece di unirsi in difesa di un collega, hanno preferito rimanere in silenzio o sfruttare la situazione per i propri fini.
Infine, Formigli esprime preoccupazione per il giornalismo d’inchiesta in Italia, sempre più sotto pressione. La recente dichiarazione di un politico riguardo al film-documentario Naza, che ha paragonato il suo contenuto a Report, rappresenta un segnale inquietante dell’attuale stato del dibattito pubblico e della libertà di stampa nel paese.
In conclusione, la situazione di Ranucci sembra riflettere una più ampia emergenza democratica in Italia, dove le domande dei giornalisti vengono sistematicamente evitate dai rappresentanti politici, minando così la fiducia nel sistema informativo.



