DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – L’arte della paura si rivela nuovamente il fulcro della campagna elettorale di Benjamin Netanyahu. Il primo ministro israeliano ha deciso di utilizzare la strategia di incutere timore nei propri sostenitori, facendo leva sulla vulnerabilità percepita dei suoi avversari, in particolare gli arabi e la sinistra, che ha definito i “colpevoli” di un possibile furto delle elezioni. Questo approccio, che in Israele viene ironicamente etichettato come “Oy Gevalt” (che paura), è stato messo in atto con un tono di urgenza. Durante un incontro con i suoi sostenitori, Netanyahu ha affermato: «Ci stanno rubando le elezioni», cercando di galvanizzare la base del Likud e spingerla verso le urne.
Nonostante le sue affermazioni di ottimismo, in cui dichiarava che il Likud rimane il partito più grande e che la coalizione ha una maggioranza, le sue parole nascondono un’ardente strategia politica. In un contesto sempre più polarizzato, Netanyahu prosegue nel suo mantra di opporre “noi” (la destra) a “loro” (la Palestina), nonostante nessuno degli oppositori abbia esplicitamente manifestato l’intenzione di sostenere la creazione di uno Stato palestinese.
Il premier ha costruito una narrativa di una nazione assediata, dove soluzioni drastiche come l’adozione di criptovalute per eludere le sanzioni internazionali sono diventate parte della sua visione per il futuro di Israele. Questa retorica mira a presentarlo come l’unico baluardo contro una marea di minacce esterne e interne, rafforzando l’idea che solo lui possa proteggere il Paese.
All’età di 77 anni, Netanyahu ha reso il conflitto con i palestinesi una costante della sua leadership. La recente escalation di violenza a Gaza, che ha portato a un numero impressionante di vittime palestinesi, è stata definita da molti come una guerra a bassa intensità, mentre le sue promesse di sicurezza sembrano svanire di fronte alla realtà degli attacchi. Nonostante ciò, il primo ministro continua a mantenere l’idea che la sua amministrazione stia affrontando con successo le minacce, incluse quelle provenienti dall’Iran, preparando il terreno per un possibile confronto diretto.
La sua carriera politica, iniziata negli anni ’80, è segnata da un’immagine di leader forte e determinato, che si è guadagnato la fiducia di molti israeliani attraverso relazioni internazionali e strategie diplomatiche. Tuttavia, le recenti vicende legate a scandali di corruzione e alle crisi interne mettono in discussione questa immagine. In un contesto di crescente insoddisfazione, il futuro di Netanyahu e del suo governo potrebbe dipendere dalla capacità di mantenere viva la paura e la sfiducia nei confronti degli avversari, mentre il mondo osserva con attenzione gli sviluppi della situazione in Israele.




