Carolina Di Giacomo, una giovane di diciotto anni, ha vissuto un’esperienza inquietante durante la sua prima manifestazione. Sabato scorso, indossando una felpa nera, è andata a unirsi al coro di protesta per i disagi causati dall’allagamento del suo liceo romano. Quello che doveva essere un momento di partecipazione si è trasformato in un incubo quando la polizia l’ha fermata all’uscita della metropolitana.
Inizialmente, Carolina ha pensato che il controllo dei documenti fosse una prassi normale in una giornata così carica di tensione. Tuttavia, la situazione è rapidamente degenerata. Gli agenti l’hanno tenuta sotto sorveglianza per quasi un’ora, riprendendola con una telecamera, e le hanno sequestrato il telefono e altri effetti personali, tra cui un pacchetto di gomme da masticare. La giovane è stata poi costretta a salire su un’auto della polizia, sfrecciando con sirene spiegate per le strade di Roma.
La sua detenzione in commissariato è durata tutto il pomeriggio, fino a quando, finalmente, è stata rilasciata. Ma non senza una minaccia: le è stato intimato di non partecipare mai più a manifestazioni, poiché era stata registrata. Questo non solo è inaccettabile, ma rappresenta anche una violazione dei diritti costituzionali.
È fondamentale che lo Stato, che ha il compito di proteggere i cittadini, riconosca l’errore e chieda scusa a Carolina per l’atteggiamento violento riservatole. La protezione dei diritti civili deve sempre prevalere, soprattutto nei momenti di espressione democratica.




