«Non parlo per interesse personale, ma perché sono convinto che con Elly Schlein non si possa vincere». Con queste parole, Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, esprime il suo scetticismo sulle possibilità di successo della segretaria del Partito Democratico alle prossime elezioni. In incontri riservati, Conte si fa portavoce di chi, all’interno della sua stessa alleanza, teme che il progetto della Schlein non possa competere efficacemente contro Giorgia Meloni per la conquista di Palazzo Chigi.
Il capo del M5S manifesta la sua preoccupazione per il futuro del Campo largo, sottolineando che non ha alcun interesse personale in gioco, avendo già ricoperto la carica di presidente del Consiglio. Con un gesto di apparente generosità, lascia intendere che sarebbe disposto a ritirarsi dalle primarie per sostenere un candidato di compromesso, ma chiarisce che, a suo avviso, «con Schlein non si vince».
Queste affermazioni rispecchiano un sentimento condiviso anche tra alcuni membri del PD, i quali vedono la ricerca di un «federatore» come una mancanza di fiducia nella leadership di Schlein. Per rispondere a tali critiche, la segretaria ha sorpreso molti durante la direzione del partito dichiarando: «Sarò candidata a Palazzo Chigi con o senza primarie», evidenziando la sua determinazione a rompere con un sistema che percepisce come ostile e stagnante.
In risposta, Schlein ha ricordato a Conte che era stato lui a richiedere le primarie dopo il referendum sulla giustizia, un dettaglio che potrebbe non essere sfuggito a tutti, ma che mette in luce una certa incoerenza nel suo ragionamento. Secondo le ultime analisi del Nazareno, la Schlein risulterebbe in vantaggio nelle regioni settentrionali e competitiva in altre aree, mettendo in discussione la posizione di Conte che, disinteressatamente, sembrerebbe voler evitare le primarie.
Tra le fila del PD, si sta facendo strada l’idea di un «colpo di scena» che potrebbe vedere Conte ritirarsi a favore di un candidato alternativo, come il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Qualora ciò avvenisse, sarebbe un chiaro segnale che «con Elly non si vince», un messaggio che non sarebbe facilmente accettato dai membri del partito, i quali non potrebbero sostenere la decapitazione della loro leader.
La tensione interna, però, sta minando le forze del Campo largo, che sembra aver perso la lucidità necessaria in un momento cruciale. Recentemente, un sondaggista ha avvertito il democratico Graziano Delrio della preoccupante realtà: l’aggregato dei partiti della coalizione è attualmente inferiore ai risultati ottenuti nelle elezioni del 2022.
In questo contesto, la questione dell’indicazione del premier, sollevata da una nuova legge elettorale, appare come un problema secondario. Anche se fosse eliminata, la mancanza di coesione tra i partiti durante la campagna elettorale rimarrebbe una criticità. I leader dovranno affrontare domande dirette e scomode riguardo alla politica estera, e sarà fondamentale avere risposte chiare per evitare di ripetere l’errore di non vincere.



