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Avviato il processo d’Appello per i cinque agenti di polizia coinvolti nel caso Shalabayeva

Un nuovo capitolo si apre nel controverso caso Shalabayeva, con la Cassazione che ha ordinato un processo di Appello ter per cinque poliziotti coinvolti. Tra gli imputati figurano nomi di spicco come l’ex capo…

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Un nuovo capitolo si apre nel controverso caso Shalabayeva, con la Cassazione che ha ordinato un processo di Appello ter per cinque poliziotti coinvolti. Tra gli imputati figurano nomi di spicco come l’ex capo della Squadra Mobile di Roma, Renato Cortese, e Maurizio Improta, ex responsabile dell’ufficio Immigrazione. Entrambi sono accusati di sequestro della figlia di Alma Shalabayeva, mentre è stata riconosciuta la prescrizione per il sequestro della madre.

La decisione è stata presa dopo una lunga discussione da parte dei giudici della prima sezione penale, che hanno rinviato la lettura della sentenza a oggi, 22 ottobre. Il pg Alessandro Cimmino aveva sollecitato un nuovo Appello, differenziando le responsabilità tra i vertici della Squadra Mobile e l’ufficio Immigrazione.

In modo specifico, il pg ha chiesto un Appello ter per Cortese, presente in aula, e per i funzionari Luca Armeni e Francesco Stampacchia, riguardo al sequestro della minore, mentre per Improta e Vincenzo Tramma ha richiesto un nuovo Appello solo per le attenuanti generiche, considerato il dolo nel sequestro della minore.

Il caso risale al 2013, quando Alma Shalabayeva fu arrestata a Casalpalocco, mentre gli agenti cercavano suo marito, un oppositore del governo kazako. Nonostante l’espulsione inizialmente disposta, le due donne sono poi tornate in Italia e hanno ottenuto asilo politico.

Dopo un lungo iter giudiziario, gli imputati furono assolti nel primo processo di Appello nel 2022, ma successivamente condannati a quattro anni a Firenze. La sentenza della Suprema Corte è stata attesa con grande interesse, poiché avrebbe dovuto chiarire le posizioni individuali degli imputati e decidere il futuro del processo.

Commentando la decisione, l’avvocato di Improta ha espresso soddisfazione per l’annullamento della condanna per il sequestro della minore, mentre il legale di Cortese ha sottolineato l’importanza del riconoscimento della prescrizione per il sequestro della madre. Entrambi attendono di leggere le motivazioni che giustificherebbero le decisioni della Cassazione.