CAMPOBASSO – La tragica morte di Antonella Di Ielsi e della sua quindicenne figlia Sara Di Vita, avvenuta a causa di avvelenamento da ricina, continua a sollevare interrogativi. La procuratrice della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli, ha chiarito a LaPresse che le indagini stanno considerando diverse piste, ma ha sottolineato che l’ipotesi di un incidente è “francamente, la più improbabile”.
Il padre di Antonella, intervistato durante il programma “La vita in Diretta”, ha espresso le sue opinioni sulla vicenda, suggerendo che la figlia avrebbe potuto avere un conflitto di lunga data con Gianni Di Vita, il marito di Antonella. Ha descritto Di Vita come un “bravo fesso”, insinuando che potesse non aver agito da solo, ma che fosse comunque coinvolto nella situazione.
In merito alle cause dell’intossicazione, il direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, Carlo Locatelli, e la medico legale Benedetta Pia De Luca, che hanno condotto le autopsie, hanno confermato che le analisi hanno confermato l’intossicazione da ricina, ma non hanno potuto stabilire se fosse accidentale o il risultato di un’azione volontaria da parte di terzi. Anche l’ex magistrato Antonio Di Pietro ha espresso la sua opinione, dichiarando di non voler seguire l’ipotesi di omicidio volontario.
Nonostante la procuratrice Antonelli non escluda formalmente la possibilità di un incidente, la sua affermazione che questa rimane la pista meno probabile suggerisce un’attenzione crescente verso la natura criminale della tragedia. Il fascicolo aperto all’inizio di aprile dalla Procura di Larino rimane per duplice omicidio volontario aggravato, a carico di ignoti, mentre le indagini proseguono per fare luce su questo oscuro caso.




