Il presidente Sergio Mattarella ha recentemente firmato tre decreti di grazia, due dei quali riguardano casi legati alla droga, mentre il terzo coinvolge il gioielliere Guido Gianni. Gianni è noto per aver ucciso due ladri nel 2008 durante un tentativo di rapina nel suo negozio. La questione giuridica che lo circonda ricorda molto quella di Mario Roggero, un altro gioielliere che ha attirato l’attenzione mediatica per la sua condanna legata a un caso di legittima difesa.
Roggero, che nel 2021 ha ucciso due rapinatori e ferito un terzo, ha visto la sua condanna di 14 anni e 9 mesi confermata dalla Cassazione lo scorso luglio. Da quel momento, il suo caso è diventato un tema caldo nel dibattito politico, con richieste di grazia da parte della destra e un forte sostegno da parte della premier Giorgia Meloni, che ha definito la pena inappropriata.
In un contesto di crescente tensione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato un’istruttoria per valutare la concessione della grazia a Roggero, scatenando un acceso dibattito istituzionale con il Quirinale. Mattarella ha convocato Nordio per chiarire i confini delle attribuzioni ministeriali in merito alla grazia, sottolineando che tale prerogativa spetta esclusivamente al presidente della Repubblica secondo la Costituzione.
Una domanda sorge spontanea: perché Mattarella ha deciso di concedere una forma di grazia a Gianni e non a Roggero? Le differenze nei loro casi sono evidenti nei documenti giudiziari: Gianni, attualmente ai domiciliari per problemi di salute, ha già scontato cinque anni e tre mesi di reclusione, mentre Roggero era libero al momento della sentenza. Questa distinzione potrebbe chiarire la scelta del presidente e alimentare ulteriormente il dibattito politico, specialmente in vista delle elezioni.




