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Incontro tra sopravvissuti e soccorritori dopo un arresto cardiaco

Quante vite secondarie possiamo avere e grazie a chi? La storia di Stefano, 49 anni, è un esempio di speranza e rinascita. Un anno fa, mentre cenava a casa, ha perso conoscenza. Fortunatamente, il…

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Quante vite secondarie possiamo avere e grazie a chi? La storia di Stefano, 49 anni, è un esempio di speranza e rinascita. Un anno fa, mentre cenava a casa, ha perso conoscenza. Fortunatamente, il suo vicino Matteo, che stava studiando tedesco, era preparato grazie a un corso di rianimazione frequentato dieci anni prima. Senza esitazione, ha iniziato le manovre di rianimazione finché non è arrivata l’ambulanza guidata dalla dottoressa Claudia Ruffini. Il cuore di Stefano ha smesso di battere per 81 minuti, ma oggi sta bene.

A distanza di un anno, in una giornata di aprile 2024, Adriana, 34 anni, si trovava in riunione in ufficio. L’ultima cosa che ricorda è una domanda posta da un collega, poi il buio. La sua amica Valentina, presente in quel momento, ha riconosciuto un suono strano e, avendo seguito un corso di rianimazione solo sei mesi prima, ha messo in pratica ciò che aveva appreso. Dopo un massaggio cardiaco e l’uso del defibrillatore, il cuore di Adriana ha ripreso a battere dopo 30 minuti, portandola al Cardiac Arrest Center, attivo 24 ore su 24.

Il professor Alberto Zangrillo, Chief Clinical Officer del San Raffaele, ha dedicato anni alla cura e al salvataggio di pazienti, contribuendo alla nascita del Cardiac Arrest Center nel 2013. Sottolinea l’importanza di essere medici come un privilegio, un valore che ha ispirato l’evento “La seconda vita, storie di rinascita dopo l’arresto cardiaco”, tenutosi all’Università Vita-Salute del San Raffaele.

Durante l’incontro, la professoressa Anna Mara Scandroglio ha evidenziato che il primo passo è l’arrivo dei pazienti, ma il vero lavoro inizia con un approccio integrato e completo per il recupero cardiologico e neurologico. “Valutare il livello di gravità e intervenire subito”, afferma, è fondamentale in situazioni di emergenza.

Il dottor Tommaso Scquizzato sta esplorando nuove tecnologie per identificare chi rischia un arresto cardiaco, sottolineando che, rispetto a vent’anni fa, oggi l’arresto cardiaco è visto come un evento superabile, con possibilità di recupero.

Adriana racconta di come ha dovuto riadattarsi alla vita dopo il suo risveglio, un’esperienza che l’ha portata a confrontarsi con la sua nuova realtà. Anche altri sopravvissuti all’arresto cardiaco, come Fabrizio, Massimo e Jonathan, condividono le loro storie, esprimendo gratitudine verso chi ha salvato le loro vite, come la dottoressa Maria Grazia Calabrò, presente all’evento.

Ogni giorno, otto persone a Milano e sessantamila in Italia sono colpite da arresto cardiaco. I protagonisti di queste storie dimostrano che, attraverso corsi di rianimazione e defibrillatori accessibili, ognuno di noi può fare la differenza. Come afferma il professor Zangrillo, possiamo tutti essere angeli, pronti a salvare una vita.