Il deserto del Negev, sotto il sole cocente, si presenta come un paesaggio arido e spaccato dal calore. In questo scenario, un luogo che fino a poco tempo fa era teatro di festa e musica elettronica si è trasformato in un monumento al dolore e alla memoria. Il 7 ottobre, migliaia di giovani si erano riuniti per il festival Nova, ignari del dramma che stava per colpirli. Oggi, quel campo è diventato una sorta di galleria a cielo aperto, dove foto e ricordi di ragazzi sorridenti si mescolano a candele e bandiere in onore delle vite spezzate dal terrorismo di Hamas.
Tra i tributi, spicca la storia di Shelly Meshel-Yogev, che ricorda con angoscia la tragica sorte della figlia Libby, giovane ufficiale dell’esercito. Quella notte, Libby ha vissuto momenti di terrore, comunicando con i genitori mentre cercava di scappare dai razzi. Le sue ultime parole, “Mamma, sto per morire”, risuonano ancora nella mente della madre, che ogni giorno si sveglia nel tentativo di mantenere viva la memoria della figlia.
Ma non tutte le storie sono segnate dalla tragedia. Amit Ganish, oggi studentessa di legge, è riuscita a scappare dal festival, ma confessa che la sua vita è cambiata per sempre. “Sento che stiamo vivendo ancora nello stesso giorno”, dice, sottolineando l’impatto duraturo di quell’evento sulla sua psiche. La sua esperienza è un riflesso di un’intera generazione, quella dei giovani dei kibbutz evacuati e degli studenti che hanno visto morire amici e familiari.
La situazione attuale è segnata da traumi profondi: ricerche indicano che quasi la metà degli adolescenti porta con sé cicatrici invisibili, manifestando sintomi come mal di testa e insonnia. Cathy Lawi, terapeuta del trauma, descrive come i ragazzi, privi di un senso di sicurezza, si trovino a riflettere sulla loro posizione in questo mondo sconvolto. Alcuni cercano di rispondere all’angoscia unendosi a movimenti giovanili e aiutando le comunità colpite dal conflitto.
Con le elezioni che si avvicinano, circa 595.000 giovani, ebrei e arabi, si preparano a votare per la prima volta. La loro influenza potrebbe rivelarsi cruciale in un’Knesset dove ogni seggio è determinante. Tuttavia, la maggioranza dei giovani ebrei tende verso la destra, una tendenza che si è accentuata dopo gli eventi del 7 ottobre. In questo clima, la paura del vicino e la propaganda politica si fondono, influenzando le scelte e le ideologie di una generazione costretta a crescere in un contesto di conflitto e incertezze.



