Paolo Zampolli non riveste più il ruolo di inviato degli Stati Uniti per le partnership globali. La notizia è stata confermata ieri sera da Abc News, che ha citato un funzionario del governo statunitense che ha comunicato la revoca del suo status di inviato. Questo sviluppo è emerso in seguito a tensioni documentate tra Zampolli e il vicesegretario di Stato Christopher Landau, come riportato da Politico, dove si evidenziavano divergenze via email da diversi mesi.
In un’intervista al Corriere, Zampolli ha rivelato di aver ricevuto una telefonata da Donald Trump, il quale ha esteso la sua nomina iniziale di un anno per oltre sei mesi. Zampolli ha condiviso il pensiero del presidente, il quale gli ha suggerito di concentrarsi sulle opportunità nel settore privato piuttosto che nel governo. “Servire lui e gli Stati Uniti è stato il più grande onore della mia vita”, ha dichiarato Zampolli, esprimendo la sua gratitudine al presidente e al resto della squadra.
La tensione è culminata il 14 novembre 2025, quando Landau ha inviato una comunicazione a Zampolli, ordinandogli di interrompere qualsiasi attività non direttamente collegata alla diplomazia culturale. Secondo Landau, Zampolli stava proseguendo con attività commerciali non autorizzate, con il rischio di conseguenze disciplinari. Nonostante ciò, Zampolli si è vantato di aver facilitato importanti affari, come l’acquisto di 22 Boeing da parte di Uzbekistan Airways, e ha espresso la sua volontà di continuare a trovare opportunità profittevoli legate all’amministrazione.



