Durante le comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo, Giorgia Meloni ha toccato il delicato tema della guerra in Ucraina, avviando un dialogo inusuale per la politica italiana. Con un’apertura inaspettata, ha ricevuto applausi non solo dalla maggioranza, ma anche da alcuni esponenti del Partito Democratico, inclusi i senatori riformisti come Filippo Sensi e Graziano Delrio, insieme a Pier Ferdinando Casini, che hanno condiviso la sua visione. Questo gesto di unità ha suscitato il gelo tra le altre forze di centrosinistra, come Avs e M5S.
Meloni ha sottolineato l’importanza di sostenere l’Ucraina, affermando che la politica non deve limitarsi a difendere interessi nazionali, ma deve anche abbracciare valori fondamentali che uniscono l’Unione europea. “Stiamo con l’Ucraina non perché ci conviene, ma perché crediamo nei principi su cui è costruita la nostra Unione”, ha dichiarato Delrio, evidenziando la necessità di una risposta collettiva contro l’aggressione russa.
La premier ha descritto la recente offensiva russa, che ha preso di mira civili e infrastrutture, come una strategia di terrore mirata a piegare il popolo ucraino. “La Russia, incapace di avanzare sul campo di battaglia, sta cercando di seminare paura e disperazione”, ha affermato Meloni, sottolineando come la situazione attuale sia il risultato del coraggio ucraino e del supporto dell’Occidente.
Riconoscendo le fratture politiche generate dalla guerra, Meloni ha espresso comprensione per il dibattito acceso tra i vari schieramenti: “Nessuno in quest’Aula desidera la guerra; tutti vogliamo la pace, ma differiamo sui modi per raggiungerla”. La sua posizione rimane chiara: il sostegno a Kiev è essenziale per garantire una pace duratura e giusta.
Proseguendo, ha avvertito che la resa non deve essere confusa con la pace, indicando che “se l’Ucraina smettesse di difendersi, non avremmo pace, ma solo l’occupazione di una nazione europea”. Rievocando la storia, Meloni ha rifiutato il ritorno di un imperialismo simile a quello del passato, affermando che una pace giusta è l’unica via per garantire sicurezza all’Europa e ai suoi cittadini. La sua conclusione ha ribadito il fermo impegno del governo: sostegno a Kiev, attenzione per i civili e pressione su Mosca, con l’unità euro-atlantica come pilastro della strategia italiana.



