Sono passati più di sei decenni dall’inaugurazione del più grande impianto siderurgico d’Italia ed Europa, situato a Taranto. Il 10 aprile 1965, la prima pietra di quello che era conosciuto come Italsider ha segnato l’inizio di un’era industriale, ma ora ci si prepara a una chiusura che sembra inevitabile. Con l’ultima colata di ghisa avvenuta alle 3.03 del 9 ottobre 2026, l’industria dell’acciaio primario in Italia si avvia verso la sua conclusione, dopo aver toccato un picco di produzione di 10 milioni di tonnellate nel 2007, per poi scendere a soli 2 milioni negli ultimi anni.
Attualmente, l’impianto non è completamente fermo: il preriscaldo dell’altoforno 2, l’ultimo rimasto operativo, mantiene le condizioni vitali in attesa della decisione della Corte di Cassazione, prevista per il 20 ottobre, riguardo alla chiusura dell’area a caldo. Se la Cassazione confermerà la decisione della Corte d’Appello di Milano, l’impianto dovrà essere spento definitivamente. Questo stato di attesa lascia i lavoratori in un limbo, con un futuro che appare incerto e preoccupante.
Giuseppe De Giorgio, operaio con 30 anni di esperienza, ha vissuto in prima persona le difficoltà degli ultimi 14 anni, caratterizzati da periodi di cassa integrazione. “Siamo stanchi di promesse non mantenute”, afferma, esprimendo la frustrazione di chi, oltre a essere operaio, è anche cittadino di Taranto. La sua speranza è di vedere un futuro lavorativo più sicuro e sostenibile.
Il vertice tra governo e sindacati, tenutosi il 8 ottobre, ha lasciato i rappresentanti dei lavoratori delusi e preoccupati. La proclamazione di uno sciopero nazionale il 12 ottobre da parte di Fim, Fiom e Uilm sottolinea la mancanza di soluzioni concrete per il futuro degli operai, che temono un’ulteriore ondata di cassa integrazione. Il governo, intanto, sembra puntare a una transizione verso un’acciaieria “green”, utilizzando impianti Dri e forni elettrici, ma senza presentare un piano industriale chiaro, la fiducia dei lavoratori è ai minimi storici.
Oggi, lo sciopero coinvolge non solo Taranto ma anche altre città come Genova, dove i sindaci locali hanno espresso solidarietà ai lavoratori. Piero Bitetti, sindaco di Taranto, e Silvia Salis, sindaca di Genova, si sono uniti ai manifestanti per chiedere misure straordinarie e un piano di decarbonizzazione. Entrambi i sindaci hanno sottolineato l’urgenza di risposte concrete da parte del governo per affrontare questa crisi industriale, evidenziando che esistono opportunità di mercato che potrebbero garantire la continuità della produzione, se solo ci fosse un impegno nella gestione delle risorse necessarie.



