La tragica morte di Ronald Adarlo, un giardiniere filippino di 50 anni, avvenuta il 7 marzo nella villa di Marco Lavazza a Torino, potrebbe non essere un semplice incidente. Le indagini condotte dal pubblico ministero Mario Bendoni hanno rivelato dettagli inquietanti attraverso le riprese delle telecamere di sorveglianza, che mostrano l’uomo lanciarsi nel vuoto. Tuttavia, ciò che ha sorpreso gli investigatori è stato il comportamento di Adarlo prima della caduta, quando ha gettato giù il suo casco da lavoro e un mucchio di foglie.
Questi gesti potrebbero suggerire un intento di simulare un infortunio sul lavoro per ottenere un risarcimento assicurativo, piuttosto che un gesto suicida. Ulteriori accertamenti sulla sua situazione finanziaria hanno rivelato difficoltà economiche, alimentando l’ipotesi che Adarlo stesse pianificando un incidente, ma abbia sottovalutato l’altezza da cui si sarebbe lanciato.
All’inizio, la morte di Adarlo aveva sollevato molte domande tra i familiari, che lo avevano trovato gravemente ferito e avevano assistito impotenti al tentativo di soccorso. La presenza del casco protettivo accanto al corpo aveva inizialmente avvalorato l’ipotesi di un incidente sul lavoro. La Procura aveva disposto un’autopsia e avviato un’inchiesta, mentre le piste investigate variavano da un malore a un possibile suicidio. Tuttavia, i familiari hanno sempre negato quest’ultima possibilità, descrivendo Ronald come una persona allegra e attaccata alla vita.
Adarlo viveva in Italia da vent’anni e lavorava per la famiglia Lavazza da otto, dopo aver prestato servizio anche per i precedenti proprietari della villa. La sua famiglia nelle Filippine, compresa la moglie e un figlio che lavorava in Puglia, ha espresso dolore per la perdita, mentre i Lavazza hanno assicurato la loro disponibilità a collaborare con le autorità. Con la visione dei filmati di sorveglianza, ora si cerca di fare chiarezza su una vicenda che ha lasciato un segno profondo nella comunità.



