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Eraclea: il boss Donadio si presenta dopo quattro giorni dalla condanna a 30 anni

Il boss dei Casalesi, Luciano Donadio, ha vissuto una breve ma intensa fuga di quattro giorni prima di costituirsi nel carcere di Vicenza il 10 ottobre. Condannato a una pena definitiva di trent’anni per…

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Il boss dei Casalesi, Luciano Donadio, ha vissuto una breve ma intensa fuga di quattro giorni prima di costituirsi nel carcere di Vicenza il 10 ottobre. Condannato a una pena definitiva di trent’anni per associazione mafiosa e altri reati, Donadio ha scelto di arrendersi pochi giorni dopo aver appreso la sua condanna. Questa decisione sembra rivelare una mancanza di risorse, sia economiche che psicologiche, per affrontare una latitanza prolungata.

Negli ultimi giorni prima della sua resa, le sue condizioni mentali sono state oggetto di preoccupazione, con amici e familiari che hanno temuto per la sua incolumità. Alcuni testimoni hanno riportato frasi inquietanti da parte sua, come “Se la Cassazione conferma la condanna, la faccio finita.” Questo scenario ha alimentato il timore che potesse compiere un gesto estremo.

Dopo essersi rifugiato in un luogo sconosciuto, Donadio ha fatto ritorno al carcere dove si era già trovato in passato, poco dopo la sentenza. Il figlio, Adriano, era stato incarcerato poche ore dopo di lui, destinato a scontare sette anni e mezzo. Luciano, originario di Casal di Principe e trasferitosi a Eraclea negli anni ’90, ha diretto un conglomerato edilizio e ha mantenuto stretti legami con il clan camorristico, esercitando una forte influenza nella regione grazie a minacce e estorsioni.

La sua figura era diventata centrale nel risolvere dispute locali, tanto da essere considerato un “arbitro” per chi cercava soluzioni extragiudiziali. Christian Sgnaolin, ex braccio destro e ora collaboratore di giustizia, ha descritto Donadio come un simbolo di un “Stato parallelo” che operava nel litorale veneto, mostrando la profondità della sua infiltrazione nei circuiti economici e politici locali.