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Il giornalista ucraino Tkach arrestato a Vienna con l’accusa di spionaggio, poi rilasciato.

Un’operazione giornalistica a Vienna ha preso una piega inaspettata, trasformandosi in un lungo periodo di detenzione per Mykhailo Tkach, noto reporter anticorruzione dell’Ucraina e responsabile delle inchieste di Ukrainska Pravda. Insieme al cameraman Yaroslav…

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Un’operazione giornalistica a Vienna ha preso una piega inaspettata, trasformandosi in un lungo periodo di detenzione per Mykhailo Tkach, noto reporter anticorruzione dell’Ucraina e responsabile delle inchieste di Ukrainska Pravda. Insieme al cameraman Yaroslav Bondarenko, Tkach è stato fermato dalle autorità austriache l’8 ottobre e liberato solo il mattino seguente, dopo un intervento dell’ambasciata ucraina e l’accesso consolare. Il Ministero degli Esteri ucraino ha confermato la loro liberazione, ma non prima di aver sollevato interrogativi sulle motivazioni del loro arresto.

I due giornalisti si trovavano nella capitale austriaca per indagare su Ruslan Kravchenko, ex procuratore generale ucraino fuggito all’estero. La loro inchiesta era collegata all’«Operazione Cartagine», che concerneva una presunta rete di protezione per call center fraudolenti. L’arresto dei due reporter si inserisce in un contesto di crescente tensione per il governo di Kiev, già sotto accusa per corruzione e sotto pressione per i raid russi.

Inizialmente, i motivi del fermo erano poco chiari. La direttrice di Ukrainska Pravda, Sevgil Musaieva, ha descritto il fermo come illegittimo e ha richiesto l’immediata liberazione dei colleghi. Solo successivamente, il ministro dell’Interno austriaco, Gerhard Karner, ha giustificato l’arresto con sospetti di spionaggio. Tuttavia, la procura di Vienna non ha confermato tali sospetti, che avevano già coinvolto altre persone in indagini separate.

La situazione di Bondarenko si è complicata ulteriormente, poiché è rimasto in custodia e ha riportato ferite durante l’intervento della polizia. Il suo interrogatorio è iniziato solo dopo la liberazione di Tkach, che nel frattempo non ha recuperato i suoi dispositivi di comunicazione. Ukrainska Pravda ha chiesto chiarimenti sul trattamento dei giornalisti e sulla proporzionalità dell’operazione.

Tkach è un nome noto nell’ambito del giornalismo investigativo ucraino, avendo condotto importanti inchieste su corruzione e abusi di potere. Pochi giorni prima del suo arresto, aveva ricevuto il Free Media Award 2026 a Oslo per il suo lavoro durante la guerra. Non è un caso che la sua squadra abbia localizzato numerosi alti funzionari ucraini fuggiti all’estero.

L’arresto di Tkach e Bondarenko si colloca in un rapporto complesso tra Vienna e Kiev, caratterizzato da cooperazione, ma anche diffidenze. L’Austria ha condannato l’invasione russa e ha accolto profughi ucraini, ma mantiene una neutralità che limita il suo sostegno militare. Le relazioni economiche tra Austria e Russia, consolidate nel tempo, complicano ulteriormente il quadro, alimentando le tensioni diplomatiche.

La presenza dell’intelligence russa a Vienna rappresenta un altro fattore di preoccupazione, rendendo le autorità austriache particolarmente sensibili a situazioni che potrebbero apparire come sorveglianza o spionaggio. Tuttavia, ciò non giustifica un arresto di questo tipo nei confronti di giornalisti impegnati nel loro dovere di informare.

Il rilascio di Tkach segna solo la fine di un capitolo di questa vicenda. Restano ancora molte domande senza risposta, in particolare riguardo le accuse di spionaggio e il trattamento subito dai due reporter. In una democrazia, il diritto di seguire e documentare le azioni di persone influenti è sacrosanto e deve essere difeso, non criminalizzato.