Il recente varo della nuova legge elettorale, soprannominata dai sostenitori “Stabilicum” e criticata dall’opposizione come “Melonellum”, segna un passo significativo nel panorama politico italiano. Questa legge, la quarta in due decenni, è già oggetto di polemiche e si prevede che susciterà ricorsi alla Corte costituzionale, soprattutto per le modifiche apportate, come l’innalzamento della soglia per il premio di maggioranza.
Il fulcro di questo nuovo sistema è il premio di maggioranza, che si attiva solo se una coalizione ottiene il 42% dei voti in entrambe le Camere. In tal caso, alla coalizione vincente sono riservati 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Tuttavia, se le vittorie sono divise tra le due Camere, il premio non scatta, mantenendo un sistema proporzionale che potrebbe complicare la formazione di una maggioranza stabile.
Un aspetto controverso riguarda le preferenze: gli elettori possono indicare fino a tre nomi tra un elenco di sette candidati, ma solo dal secondo posto in poi, poiché il capolista è bloccato. Questo limiterebbe la possibilità per gli elettori di scegliere liberamente i loro rappresentanti, poiché il 43% dei parlamentari potrebbe essere eletto in questo modo, favorendo le scelte dei partiti.
Le questioni di genere sono state parzialmente affrontate; mentre è prevista l’alternanza di genere nelle liste plurinominali, non ci sono quote minime per i capilista bloccati. Questo potrebbe portare a una rappresentanza femminile ridotta, con stime che indicano un possibile dimezzamento rispetto alla percentuale attuale. Inoltre, i candidati possono presentarsi in più collegi, fino a cinque, complicando ulteriormente il panorama elettorale.
La legge impone anche che i partiti dichiarino il proprio candidato premier, un passo che ha sollevato critiche, in quanto potrebbe essere visto come una forma di premierato surrettizio. Tuttavia, il presidente della Repubblica mantiene la prerogativa di nomina del premier, come stabilito dalla Costituzione.
Infine, per i partiti che non hanno rappresentanza parlamentare, il numero di firme necessarie per presentare le liste è notevolmente aumentato, passando da 1.500 a 6.000 per collegio, rendendo l’accesso alle elezioni ancora più difficile. Inoltre, è stata introdotta una soglia di sbarramento del 3% per le liste, e del 10% per le coalizioni, complicando ulteriormente il panorama elettorale per le formazioni più piccole.
Queste nuove disposizioni, insieme all’accorpamento delle circoscrizioni per il voto all’estero, promettono di modificare radicalmente il modo in cui si svolgeranno le prossime elezioni, con conseguenze che potrebbero riflettersi a lungo termine nel sistema politico italiano.



