Negli ultimi giorni, i cieli europei hanno vissuto un’onda senza precedenti di falsi allarmi bomba, costringendo a dirottare quattordici voli commerciali e mettendo in allerta oltre 2.200 passeggeri. Questo fenomeno, iniziato all’inizio di novembre, ha portato a interventi di emergenza e a spese ingenti per le compagnie aeree, con costi che possono arrivare a superare i 150 mila euro per un singolo volo.
Il trend di allerta è preoccupante: si registrano quasi tre allarmi al giorno, un aumento significativo rispetto ai pochi casi mensili degli anni passati. Gli esperti di sicurezza aerea avvertono che la situazione potrebbe persistere, con segnalazioni che obbligano le compagnie a deviare i voli verso aeroporti attrezzati per gestire emergenze di questo tipo.
Le autorità investigative stanno attualmente concentrando le loro indagini su tre principali direttrici, con l’ipotesi di un’operazione coordinata di “swatting”. Questa strategia, che utilizza comunicazioni criptate e telefonate anonime, potrebbe essere parte di una guerra ibrida volta a testare la reazione delle difese aeree dei Paesi NATO e a creare disagi nella connettività aerea europea.
Osprey Flight Solutions ha avvertito che la frequenza delle minacce suggerisce un possibile collegamento tra di esse, indicando che dietro a questi allarmi potrebbe esserci un gruppo organizzato piuttosto che singoli attori isolati. Le indagini si concentrano sulla Russia e su elementi affini, senza escludere l’uso di bot-net informatiche.
La situazione ha un impatto significativo su un sistema aereo già complesso, che nel 2026 gestisce mediamente tra i 36.000 e i 37.000 voli commerciali al giorno. Le compagnie aeree coinvolte si trovano a dover affrontare non solo il costo economico diretto delle deviazioni, ma anche le ripercussioni sulla fiducia dei passeggeri e sull’efficienza operativa.




