martedì, 03/11/2026

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Limiti per studenti stranieri in aula, la Commissione Ue sottolinea il divieto di discriminazione nazionale nei trattati

Il decreto scuola, che stabilisce un tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi delle scuole pubbliche italiane, sta attirando l’attenzione della Commissione Europea. La vicepresidente Roxana Minzatu ha risposto a un’interrogazione del Partito…

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Il decreto scuola, che stabilisce un tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi delle scuole pubbliche italiane, sta attirando l’attenzione della Commissione Europea. La vicepresidente Roxana Minzatu ha risposto a un’interrogazione del Partito Democratico al Parlamento europeo, sottolineando che la Commissione è in attesa di monitorare gli sviluppi legislativi per assicurarsi che le norme non violino i trattati europei.

Minzatu ha evidenziato che i trattati dell’Unione Europea vietano ogni forma di discriminazione basata sulla nazionalità, sia essa diretta o indiretta. Le deroghe a questo divieto sono ammesse solo in circostanze eccezionali, come per motivi di ordine pubblico o salute pubblica, e devono essere interpretate in modo restrittivo.

La vicepresidente ha inoltre richiamato l’attenzione sulla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che afferma che ogni cittadino dell’UE ha il diritto di invocare il divieto di discriminazione in base alla nazionalità. Tuttavia, non esistono deroghe specifiche nei trattati relative alle questioni scolastiche.

Il decreto scuola stabilisce che gli studenti non nati in Italia, che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola materna o tre anni di scuola con successo, non possono superare la soglia del 30% nella classe. In caso contrario, devono essere trasferiti in un’altra scuola. Gli eurodeputati del PD hanno descritto la risposta della Commissione Europea come un chiaro avvertimento per il governo, mentre la Rete degli studenti ha chiesto il ritiro del decreto, definendolo discriminatorio e illegale.