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Netanyahu discute l’Iran con Trump, mentre i partiti arabi richiedono il supporto per Eisenkot.

DAL NOSTRO CORRISPONDENTEGERUSALEMME – La tensione nella regione è palpabile, e le dichiarazioni di Donald Trump non fanno altro che aumentare l’incertezza. Il presidente americano afferma di poter agire in dieci minuti, mentre gli…

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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – La tensione nella regione è palpabile, e le dichiarazioni di Donald Trump non fanno altro che aumentare l’incertezza. Il presidente americano afferma di poter agire in dieci minuti, mentre gli ayatollah rispondono che la guerra si preannuncia lunga e difficile. Benjamin Netanyahu, intanto, esprime il suo timore che i tempi non siano sufficienti per evitare un conflitto aperto.

Con l’arrivo di domani, i cittadini della regione devono prepararsi a una nuova fase di inquietudine. Da quando Trump ha proclamato il cessate il fuoco ad aprile, le ostilità non si sono fermate, ma hanno continuato a infiammarsi a fasi alterne. Le recenti elezioni negli Stati Uniti, che hanno rinnovato la Camera e un terzo del Senato, sono diventate un punto di riferimento per l’azione militare americana nel Golfo. La scadenza è stata fissata, e la paura di una ripresa del conflitto in Medio Oriente è sempre più concreta.

Netanyahu, desideroso di riprendere le operazioni militari, ha persino cercato di persuadere Trump a lanciare attacchi aerei prima del voto in Israele. I due leader hanno avuto colloqui telefonici nel fine settimana per discutere di una potenziale azione congiunta, ma le loro visioni strategiche divergono. Mentre Trump è convinto che ci siano ancora obiettivi nucleari da colpire, Netanyahu parla di un necessario “cambio di regime” e utilizza immagini allarmanti per galvanizzare l’opinione pubblica.

Il Qatar sta cercando di riavviare i negoziati tra Washington e Teheran, mentre gli altri Stati del Golfo temono che la situazione possa degenerare ulteriormente. I pasdaran hanno avvertito che saranno loro a decidere la durata del conflitto, un segnale inquietante per molti. Mercoledì, il presidente israeliano Isaac Herzog avvierà consultazioni per formare un governo, ma l’opposizione accusa Netanyahu di non avere il sostegno necessario per riprendere le ostilità.

La preoccupazione è che il premier possa sfruttare la crisi per ritardare la convocazione della nuova Knesset. Gadi Eisenkot e i suoi alleati sono pronti a smontare le leggi autocratiche attuate dalla coalizione di estrema destra. La commissione elettorale ha chiarito che non ci sono stati compromessi nei risultati, e gli analisti prevedono che Herzog possa affidare l’incarico a Eisenkot.

I partiti arabi hanno offerto il loro sostegno all’ex capo di stato maggiore, che non ha ancora accettato ufficialmente. Tuttavia, i voti arabi potrebbero rivelarsi cruciali per far passare le leggi in Knesset. I rabbini di un partito ultraortodosso stanno valutando se non indicare alcun nome a Herzog, il che ridurrebbe il blocco di Netanyahu a 46 seggi contro i 48 di Eisenkot, più 19 dagli arabi. La situazione rimane quindi tesa e complessa, con Eisenkot che cerca di convincere Avigdor Lieberman, il quale ha già dichiarato che non intende sedere con i sostenitori del terrorismo. La lotta per il potere continua, mentre la minaccia di un’ulteriore escalation rimane incombente.