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Rampini: «La longevità come risorsa, non come problema: la mia vita attiva tra maratone e yoga»

Federico Rampini, editorialista del Corriere, ha recentemente vissuto un episodio curioso e irritante. Dopo aver bloccato tentativi di hacking al suo conto bancario online, è tornato a casa a New York per ricevere una…

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Federico Rampini, editorialista del Corriere, ha recentemente vissuto un episodio curioso e irritante. Dopo aver bloccato tentativi di hacking al suo conto bancario online, è tornato a casa a New York per ricevere una telefonata inaspettata da un’assistente sociale. La Grande Mela aveva attivato un servizio di “protezione anziani”, presumendo che fosse un soggetto incapace. Rampini, che stava lavorando a una conferenza sulla competizione tra America e Cina nel campo dei microchip e dell’intelligenza artificiale, si è sentito ingiustamente catalogato. Questo lo ha spinto a riflettere e a scrivere il suo nuovo libro, Argento vivo, pubblicato da Mondadori, nel quale difende la dignità e le capacità delle persone anziane.

Nel suo libro, Rampini utilizza l’ironia e dati concreti per sfatare il mito che una vita lunga sia una maledizione. Riprendendo la famosa canzone dei Beatles “When I’m Sixty-Four”, osserva come oggi Paul McCartney, che ha ormai 84 anni, riempia stadi e continui a esibirsi, dimostrando che l’età può portare nuove opportunità anziché limitazioni.

Rampini mette in discussione la narrativa negativa che circonda l’invecchiamento, sostenendo che, nonostante l’aumento della popolazione anziana, la vita media è più lunga, sana e con livelli di benessere senza precedenti, soprattutto in Occidente. “L’industria del panico,” afferma, “trasforma questo progresso in una tragedia, parlando solo dei costi legati alle pensioni e alla sanità.” Questa visione è aberrante e insensata, secondo lui.

Un tema centrale del suo ragionamento è il rapporto tra le generazioni. Rampini osserva il risentimento che i giovani nutrono nei confronti dei baby boomer, e invita a riflettere su come questo disagio venga spesso sfruttato per creare una cultura del vittimismo. “Le contestazioni generazionali non sono una novità,” afferma, “e oggi i giovani trovano nel sostegno dei propri genitori e nonni un welfare più generoso di quanto immaginiamo.”

Il giornalista, parlando della sua evoluzione personale, riconosce di aver cambiato idea su vari temi, dall’immigrazione alla sicurezza, influenzato da eventi come l’11 settembre e la sua esperienza in Cina. Rampini sottolinea che il passare degli anni porta con sé la possibilità di rivedere le proprie posizioni.

In merito al lavoro e alla pensione, Rampini racconta di aver incontrato una donna di 66 anni in Alaska, che continua a lavorare come autista turistico. “Molti si ribellano all’idea che la società non abbia più bisogno di noi,” dice, evidenziando come molte persone anziane continuino a contribuire attivamente.

Rampini conclude che non siamo affatto sull’orlo del baratro, ma che esistono generazioni che hanno affrontato sfide ben più gravi. “Chi descrive il mondo di oggi in termini apocalittici fa un pessimo servizio ai giovani,” afferma, “illudendoli su un’inesistente Età dell’Oro.”

Riguardo all’assistenzialismo, Rampini sottolinea che le società future dovranno trovare soluzioni flessibili, evitando di cadere nella trappola del vittimismo. “Ci sono centenari in ottima forma, ma ci sono anche malattie per le quali non investiamo abbastanza,” avverte.

Infine, Rampini parla della sua routine di esercizio fisico, che include yoga e corsa, e del suo recente ruolo di nonno, che ha arricchito la sua vita. “È una nuova avventura,” conclude, “che ci insegna a vedere il mondo con occhi freschi.” Questo approccio positivo e dinamico all’invecchiamento è il cuore del suo messaggio, che invita a considerare la vita non semplicemente come un numero di anni, ma come una questione di qualità e di esperienza.