Una giornata di mobilitazione ha caratterizzato Bergamo, con circa 4.500 manifestanti che hanno sfilato pacificamente per le strade della città, esprimendo le loro rivendicazioni. Le bandiere di vari gruppi, tra cui l’Unione sindacale di base (Usb) e l’Opposizione studentesca d’alternativa (Osa), hanno colorato il corteo che si è snodato da Porta Nuova fino all’autostrada, causando disagi temporanei al traffico.
Il corteo, che ha preso il via con un fumogeno rosso al calar del sole, ha visto esponenti di diversi movimenti sfilare insieme, con uno striscione che riassumeva l’essenza della protesta: “Noi la guerra non la paghiamo. Giù le armi, su i salari”. Le tematiche principali sollevate dai manifestanti includevano il diritto allo studio, il diritto all’abitazione e l’aumento del costo della vita, in un contesto di crescente precarietà.
Durante il pomeriggio, il percorso originariamente previsto per terminare in piazza Vittorio Veneto è stato modificato. Dopo trattative con le autorità, i manifestanti hanno potuto proseguire fino all’imbocco della superstrada, dove hanno trovato un cordone di sicurezza a bloccare l’accesso. Il clima di tensione è stato palpabile, con numerosi slogan contro il governo e la premier Giorgia Meloni, accusata di non affrontare le problematiche sociali che affliggono il Paese.
Il presunto tentativo delle forze dell’ordine di limitare il corteo a un presidio statico, per prevenire possibili disordini, non ha avuto successo, e gli studenti hanno potuto sfilare liberamente. Tuttavia, le misure di sicurezza sono state rafforzate, con oltre 300 controlli effettuati durante la giornata, risultando in tre persone accompagnate in Questura.
In un momento simbolico, i manifestanti hanno dato fuoco a un modellino di un carro armato, rappresentando il loro rifiuto alla guerra. “I lavoratori non vogliono lavorare per la guerra”, hanno dichiarato, sottolineando l’importanza di investire in sanità e istruzione piuttosto che in armamenti. Le critiche si sono ampliate anche verso il centrosinistra, in particolare verso il sindaco di Milano, Beppe Sala, per la sua posizione riguardo all’invio di soldati in città.
Al termine delle manifestazioni, rappresentanti di Sinistra Italiana hanno lanciato un appello al Comune affinché si apra un dialogo con gli studenti, auspicando che l’amministrazione progressista ascolti le loro richieste. “I giovani e i lavoratori non chiedono elemosine, ma rivendicano la dignità del lavoro e un salario minimo garantito”, hanno concluso, evidenziando il bisogno di un cambiamento profondo nella società.




