giovedì, 08/10/2026

24° Roma Rovesci di pioggia · max 25° min 19°
Dollaro € 0,89 Sterlina € 1,18

Italia Global

24° Roma Rovesci di pioggia · max 25° min 19°
Dollaro € 0,89 Sterlina € 1,18

Madre condannata a due anni dopo aver abbandonato il neonato vicino ai rifiuti

Il caso di Ana Kiladze, la giovane madre georgiana di 25 anni, continua a far discutere. Il 12 agosto 2023, dopo aver partorito da sola nel bagno della sua abitazione, abbandonò il suo neonato…

Condividi:

Il caso di Ana Kiladze, la giovane madre georgiana di 25 anni, continua a far discutere. Il 12 agosto 2023, dopo aver partorito da sola nel bagno della sua abitazione, abbandonò il suo neonato vicino a un cassonetto della spazzatura a Taranto. Questa tragica decisione ha portato a un lungo iter giudiziario che si è concluso il 7 ottobre 2024, quando la corte d’appello ha confermato la condanna a due anni di reclusione per abbandono di minore, riducendo la pena inizialmente richiesta di sei anni dalla Procura.

Durante il processo, Ana ha espresso il suo rammarico, dichiarando di non aver mai voluto che il piccolo morisse, ma di essere stata sopraffatta dalla paura di perdere il lavoro come badante e dalla possibilità di essere denunciata per aver abbandonato la persona anziana di cui si prendeva cura. La donna aveva seguito un tutorial per il parto e, dopo aver lavato il neonato e avvolto il piccolo in un telo, lo aveva sistemato in un borsone con un orsacchiotto, in un luogo visibile, quasi a voler garantire che il bambino fosse trovato e accudito.

Identificata solo giorni dopo l’abbandono, Ana ha successivamente avviato le pratiche per il riconoscimento del figlio, esprimendo il desiderio di allattarlo. Sostenuta dall’avvocato Francesco Zinzi, la difesa ha cercato di dimostrare che l’atto di abbandono fosse il risultato di una condizione psicologica e lavorativa particolarmente difficile, evidenziando come la donna inviasse parte del suo stipendio in Georgia per sostenere la figlia maggiore.

Oggi, la vita di Ana Kiladze è cambiata. Vive in una comunità con il suo bambino e ha trovato un impiego stabile in una macelleria, mentre continua a prendersi cura della figlia rimasta in patria. Nonostante i progressi significativi nella sua vita, i giudici hanno mantenuto la condanna, dimostrando che, sebbene la situazione attuale di Ana sia notevolmente diversa da quella di un anno fa, le responsabilità legate all’abbandono del neonato rimangono inalterate.